domenica 13 novembre 2011

bum

La vita procede si può dire serenamente, un giorno dopo l'altro, sempre troppo in fretta.
Sono passati due anni, è passato un mese. Papà mi manca.
Faccio un po' fatica a vedere i suoi amici, quelli con cui scherzava e lavorava, ma allo stesso tempo so di non poterne fare a meno perché è solamente il suo ricordo che mi spinge ad andare avanti. La cosa che fa più male è vedere la mamma senza l'uomo per cui aveva scelto di vivere e che viveva per lei, riusciremo mio fratello ed io ad aiutarla a sopportare questo vuoto incolmabile? Sapremo farle vivere ancora almeno un secondo di autentica felicità, quella senza un retrogusto di malinconia o rimpianto?
E' strano: quando riesco a concentrarmi abbastanza da arrivare a pensare solo all'attività che sto svolgendo in un determinato momento, è come se il mio cervello si sentisse in dovere di ricordarmi che è successa una cosa grave, come è successa e quali conseguenze avrà sulla mia vita futura. Una specie di allarme installato per paura di dimenticarmi qualcosa, di non dare a una persona l'importanza che merita, di disonorarla.
Mi manca la sua voce, quella incazzata, quella della battuta cinica, quella incantata se si parlava di storia, arte e di libri. Non so se me la ricordo.
Mi manca quando lo vedevo solo alle 7.40 quando mi portava a scuola e alle 20.30 quando tornava a casa: stava bene. Non mi ricordo nulla di nitido degli anni precedenti al 2009 e questa cosa mi disorienta. Non ho mai ripensato a quando stava bene mentre era malato: lui stesso mi insegnava ogni giorno che l'unico tempo degno di essere chiamato vita è il futuro, quello dei progetti, dei sogni che a volte, poche ma importanti, si realizzano.
Con tutti gli insegnamenti che ho ricevuto da lui, dovrei essere perfettamente pronta ad affrontare la vita, semplicemente imitando il suo esempio.
Il problema è che un dolore così grande non so come tenerlo con me senza impazzire.
Non mi viene ancora naturale usare il passato quando parlo di mio padre. Qual'è il tempo verbale adatto a cui ricorrere se mi voglio riferire a tutti e due i miei genitori? Posso usare l'espressione "è un amico dei miei"? Forse nn ci capisco niente perché nella mia vita lui è ancora troppo presente perché le sue abitudini possano essere associate ad un imperfetto.
Ho trascorso una vita a immaginare il giorno in cui avrebbe visto la mia laurea, il mio primo lavoro, il giorno in cui mi avrebbe accompagnata a sposarmi.
Come si fa a convivere con la voragine che viene lasciata da un padre amorevole senza invidiare mai, neanche per un secondo, il suo essere lontano da un mondo dove vivere è così terribilmente pesante?
Si pensa a lui e a come ha affrontato la vita: sempre di petto, senza un lamento, con un coraggio mai esibito ma tanto grande da essere più eroico che umano.



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