giovedì 10 novembre 2011

sfogo libroso

Giovedì 10 novembre 2011, ore 18 e 52.
Sono alla presentazione di un libro di quelli che non riesco a leggere, di quelli pieni di immagini ricercate che dovrebbero assomigliare a qualcosa di toccante e strappalacrime e leggendo i quali invece non fai altro che perdere il filo al quarto superlativo nella stessa frase.
E, come se non bastasse, lo scrittore si è anche sentito autorizzato a richiedere a un suo amico poeta (siamo ne ventunesimo secolo, le possibilità che a un personaggio del genere si possa associare un aggettivo diverso da angosciante o pesante sono veramente limitate e questo non rappresenta un'eccezione) di introdurre il suo intervento in libreria, ovviamente accompagnato da diverse letture traboccanti di pathos dei passi più significativi dell'opera.
Libro scritto da uno che dice di capire i giovani perchè ha meno di quarant'anni e insegna al liceo e che, nonostante ciò, ha miseramente fallito nel tentativo di risultare credibile impostando la narrazione dal punto di vista di una quattordicenne. La storia narrata è ovviamente tristissima, per alcuni tratti addirittura tragica. Ma la cosa più bella è vedere i lettori che rivolgono all'illuminato in questione le loro domande. I primi quattro quesiti proposti sono riguardo al libro ma ben presto si sfocia nelle domande esistenziali: sulla vita, sul destino, sul perchè delle cose.
Odio le persone che si prendono troppo sul serio e un professore che suppone (o finge) di avere le risposte a domande che anche il Dalai Lama ha evitato di porsi per vivere più sereno, credo di poterlo annoverare alla categoria.
La libreria è piena di ragazzi come me: 18 anni, ultimo anno di liceo, qualche decina di seghe mentali irrisolte in testa. Lo adorano. Bah, al perchè ci penso domani.

Chiudo il macbook e sfuggo quasi magicamente a una cena con l'autore, peccato ero tanto volenterosa di approfondire la sua visione ontologica esistenziale. Rimango a cena fuori ma con un amico di papà che si lascia scappare una frase davvero meravigliosa "Bobo (mio padre) ci ha insegnato che la vita non bisogna godersela ma viverla, che è una cosa diversa".
Pensateci: è troppo vero.


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