martedì 8 novembre 2011

incipit

...dopo un lungo periodo di esitazione anche io ho deciso di sfruttare l'aspetto puramente democratico del web appellandomi al diritto di prendermi uno spazio tutto per me.
Mi chiamo Carlotta, ho 18 anni e una testa che rischia di esplodere data la miriade di cose diverse che la riempiono. Tre settimane fa ho perso mio padre, venuto a mancare dopo due anni di malattia e forse la decisione di aprire questo blog corrisponde anche alla ricerca di un modo per sfogarmi e non rischiare di impazzire. Non fraintedete però: la mia vita è tutt'altro che triste. Vivo con mia madre, una donna fantastica che non si sa con quale energia riesce a far andare avanti tutto e tutti, sempre entusiasta della vita e mio fratello, quasi 16 anni, che nonostante dichiari di odiarmi per non rovinare la sua immagine di "cioè-tipo-io-sono-troppo-bello-cioè-figo" è davvero maturo per la sua età (e, perdonatemi, per essere un maschio) e mi trasmette tanto affetto.
Poi c'è la nonna che abita vicino a noi e che nonostante l'età e le egoistiche turbe senili e qualche lamentite acuta non molla e continua a starci accanto.

Mio padre è morto di tumore, dopo due anni di lotta in cui non l'ho mai sentito una dico una volta lamentarsi. Mai.
Un uomo straordinario (e non lo dico solo io) che è stato capace di insegnare a tutti quelli che lo hanno conosciuto che cos'è il coraggio, quello vero. Ha affrontato la più grande delle disgrazie con una dignità unica, senza mai voler essere commiserato, cercando sempre di stemperare la tensione quando leggeva negli occhi di chi aveva davanti lo sgomento di chi si sente impotente davanti a quella cosa strana che è la morte.

Esco di casa la mattina del 13 ottobre 2011, un giovedì. Sono preoccupata: papà non è nel suo letto ma in sala, sul divano, da qualche giorno deve farsi aiutare dal respiratore ed è più comodo se sta seduto.
Non sono stupida: continuo a ripetere a me stessa che è solo questione di tempo, che se mamma piangeva mentre mi parlava l'altro giorno allora è tutto vero. Ma quanto tempo? Ore? Giorni?Mesi?Anni? Quante cose posso condividere ancora, quando posso rivelargli le mie promesse per il futuro? Non ho il coraggio di chiederlo.
Sto per uscire di casa, un po' agitata: oggi devo recuperare la verifica di filosofia che non ho fatto, la professoressa mi interrogherà. Giro la maniglia della porta, devo uscire, non voglio arrivare in ritardo, poi torno indietro e vado a salutare papà. Per un attimo, nel buio del salotto, mi sembra assopito e decido di non disturbarlo. Dai esco.
Mentre esco mia madre mi chiede se ho salutato mio padre, rispondo di no, che non voglio disturbarlo mentre sta dormendo, ma lei mi dice che è sveglio.
Corro in sala, lo abbraccio, gli stringo la mano e gli dico "Ciao papà" e lui risponde "Ciao amore".

Ho preso 7 in filosofia. Ho mandato un messaggio alla mamma per dirglielo e sembrava molto contenta, adoro quando sono fieri di me, soprattutto per la scuola: la prima cosa che mi hanno chiesto quando papà si è ammalato è stata di prendere bei voti e di non farli preoccupare. All'uscita mi fermo un attimo a chiacchierare seduta sul mio motorino nuovo (papà alla fine ha convinto la mamma a prenderlo e mi ha insegnato a guidarlo, evvai), poi torno a casa.
Sono proprio felice chissà se papà sa del voto, ah poi devo anche dirgli della palestra... Arrivo davanti al cancello di casa e vedo Valeria, grande amica di mia madre, che sta parcheggiando la moto lì davanti.
Cazzo è successo qualcosa me lo sento. Ah no, oggi papà si faceva ricoverare, magari sta meglio e andiamo a trovarlo tutti insieme. Non penso a nulla, solo a come alzare la porta del box e a canticchiare mentre una decina di gesti automatici quanto inconsapevoli mi riaccompagnano fino all'ascensore. Undicesimo gesto: premo il tasto del piano. Dodicesimo gesto: mi guardo nello specchio lercio, che faccia sfatta che ho devo dormire di più, direbbe mia madre.
L'apertura delle porte dell'ascensore è come al solito accompagnata da quel fastidioso rumore metallico come di pentole che cadono per terra.
Mia madre davanti a me sul pianerottolo, scuote la testa. Non c'è più.

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