venerdì 11 novembre 2011

amore e altre menate

Scrivere crea dipendenza e il numero sempre più grande di lettori contribuisce non poco ad accrescere le mie manie di grandezza: ancora un paio e posso invadere il Liechtenstein.
Non ho mai avuto una grande considerazione di me e non ho ancora capito con che coraggio ho deciso di fare questa cosa, sono sempre stata la lagnetta del gruppo, quella che continua ad esasperare le amiche con i suoi monologhi a proposito di quanto fa schifo, insomma quella che nei film poi diventa una figa spaziale e conquista l'amore della sua vita.
L'amore ce l'ho e si chiama Enrico ma se mi soffermassi adesso sulla sua descrizione ne risulterebbe un elogio troppo simile a una dedica da seconda media e preferisco degnarlo solamente di qualche presa per il culo onde evitare sdolcinatezze in stile Moccia.
Sono e per sempre sarò la persona più incoerente del mondo sull'argomento sentimentale: solo qualche mese fa le coppiette mi davano una sensazione a metà tra la tristezza e il vomito. Se entravo in un locale, la scelta del tavolo dove mi sarei posizionata a spettegolare con le mie due amiche, inacidite almeno quanto me, era inevitabilmente volta ad allontanarsi il più possibile da fenomeni di scambio di effusioni.
Che dire poi di quando un'amica (e a volte anche un amico, non prendiamoci in giro), che da qualche tempo sta uscendo con qualcuno, arriva da te e pretende che tu le riveli il segreto del corteggiamento discreto, nonostante la cosa più simile ad una relazione tu l'abbia avuta all'asilo, col bambino che mangiava la tempera?
Fortunatamente per le mie amiche mi sono sempre guardata bene dall'esprimere la mia opinione sull'argomento e anche ora mi trovo in difficoltà essendo nel mio caso tutto merito del santo che ha sventuratamente (per lui) deciso di stare con me.
Ecco che ritorna il livello reale di autostima, meno male cominciavo a preoccuparmi.
Il motivo per cui scrivo non è certo dispensare consigli alla Sex & the City, anche perché, detto sinceramente, la mia vita è decisamente meno interessante di quella di Carrie e delle sue amiche. Visto l'orientamento melodrammatico prevalente mi sento più in uno sceneggiato RAI di quelli dove Virna Lisi interpreta la figura paranormale della nonna che non rompe le palle e conduce una vita indipendente, limitandosi a dispensare ogni tanto qualche massima condita di saggezza.
Nella vita reale, però, alla mattina sei orrendo, le madri si incazzano davvero, quando entri nel letto le lenzuola sono gelate, vivi nella fretta perpetua, quelle che dovrebbero essere battute spesso non fanno ridere e la tua stanza quando torni a casa è sempre più disordinata di quando l'avevi lasciata.
Ma mi sento di dire che vale la pena sopportare tutte le monetine che cadono nei tombini e le chiavi di casa perse, pur di provare la sensazione che si ha quando si è in procinto di addormentarsi, appena prima di formulare almeno un paio di buoni propositi (da non rispettare) per il giorno successivo, quella che ti fa dire "andrà meglio domani".






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