Eccoci qua. La mia piccola Polo caricata in stile profughi torna verso Olbia, guidata da mammina. Io, seduta dietro, dopo aver sbavato per un'oretta di sonno sulla valigia accanto a me, sento che è un buon momento per scrivere di questa avventura. Nel frattempo mio fratello cerca, per l'ennesima volta di convertirci alla sua musica techno con la complicità dell'autoradio. Faccio la sorella figa che apprezza ma quando non mi sente canticchio Anna Oxa.
Vacanza strana, quella appena trascorsa. Una vacanza, condivisa con altre famiglie, con le quali confonti, inevitabilmente, la tua. In fondo la tua famiglia senza un papà la senti come amputata, anche se hai vent'anni. E anche dopo due anni hai lo sfrontato coraggio di immaginare come sarebbe ogni momento se non fosse successo nulla.
Lo fai continuamente e quando stai per scambiare il sano ricordo di una persona speciale con una qualche forma di autocommiserazione, incroci due occhi così profondi da metterti in soggezione: quelli di chi ha capito come stai senza che tu facessi o dicessi nulla. Quelli di chi deve solo sfiorarti con lo sguardo per farti comprendere perché è valsa la pena andare avanti fino ad ora e non mollare davanti a un destino che non ci ha voluto bene.
Le persone così hanno avuto e forse hanno ancora più problemi di te e li affrontano alcuni nel modo migliore, alcuni piuttosto maldestramente. Il loro valore sta nella consapevolezza dell'esistenza e della realtà dei problemi e nella loro sensibilità nell'individuare quelli degli altri, che per le persone ordinarie non superano il "poverino" pronunciato alla notizia di una disgrazia.
Grazie a uomini e donne di questa fattura la mia permanenza qui è stata così ristoratrice. Per il corpo, anche grazie all'ingerimento di ogni pietanza e bevanda caratteristica su consiglio di un sardo DOC e del mio infallibile istinto di golosa. Per la mente, avendo avuto tempo per riflettere e ancora di più per comunicare con chi le mie idee voleva sentirle da tempo.
A Pula, per la prima volta nella mia vita, non lascio una cotta estiva, le conchiglie che non posso mettere in valigia o la poca voglia di studiare, tra Is Molas e Chia lascio un pezzettino della vecchia Carlotta, quella che si dichiarava troppo impegnata per prendere delle decisioni. E rimandava agli altri la responsabilità di ogni sua (mancata) azione.
Questo soggiorno sardo l'ho trascorso, contro ogni previsione, per la maggior parte in barca: prima con amici che hanno attraccato nella baia di Nora e che ci hanno ospitato per un aperitivo con vista della processione della Madonna a Ferragosto, (un'esperienza che auguro a tutti, l'atmosfera era talmente magica da far apprezzare alla cinica sottoscritta anche i fuochi artificiali) e per un'uscita a cala Zafferano, dove l'acqua ha un colore irreale. In seguito sono stata gentilissimamente ospitata a Villasimius dove, oltre ad avere avuto la fortuna di potermi risvegliare con un mattutino bagno solitario a Punta Molentis (altro posto con acqua degna di una piscina da Leading Hotel) ho scoperto che i moli sono un po' come dei condomini, che non vedrete mai tanto podisti come in un porto ("Poi faccio rada e non corro per tre giorni, accidenti"), che i velisti menosi fanno gli snob davanti alle barche a motore. Il tutto condito dalla presenza di Carlo, il capitano della barca, rinominato Carlo Minchia, soprannome di cui lui è molto fiero, per le sue perle degne di Franco Minchia (se non lo conoscete cercatelo su Facebook) come "l'aipedde" per iPad e "le fimmine serie come a tté non divertono" , che mi ha soprannominata "Bonsai" in onore delle mie dimensioni.
Credo di non aver mai riso come a prua di quella barca assistendo ai racconti del mio amico Ale sulle sue avventure pseudo-sentimentali e i commenti di Paolo, l'armatore della barca, su ogni particolare della narrazione. A bordo infine c'era Mila, una delle poche ragazze con le quali mi è bastato un sorriso per capire che eravamo sulla stessa lunghezza d'onda.
La vera vacanza è poter parlare di tutto. La vera vacanza è azzerare gli sforzi per correggere quello che sei.
Più che il mal di terra ho il mal di questa terra, il mal di Sardegna me lo porto fino a Milano.
venerdì 23 agosto 2013
domenica 11 agosto 2013
Ma come ti svesti?
Bagnasciuga teatro di spettacoli orribili, per lo più derivanti da scelte sbagliate. È incredibile come gli esseri umani riescano ad imbruttirsi solamente con pochi centimetri di stoffa, solitamente di fantasie standard, codificate. E stare bene in costume non sempre fa rima con magrezza, anzi. Donne formose levatevi il pareo con cui avete appena soffocato il vostro lato migliore per andare a prendervi una granita, inibite dalle Belen dello stabilimento. Lasciate la stoffa a chi come me è senza tette e compensa, come direbbe Enzo Miccio, "giocando con le ampiezze" annodandolo su una spalla. Agli uomini sfuggono persino alcuni fuorigioco, volete che si accorgano della vostra appena accennata ritenzione idrica?
Sentirsi fighi in spiaggia è un diritto inviolabile dell'uomo, e della donna, che la spiaggia l'ha per mesi bramata dall'ufficio.
E poi c'è anche chi ci crede troppo. I tipi da slippino, per esempio. Dovrebbe esserci un articolo della Costituzione a vietare di indossarlo nei luoghi pubblici e il commercio dei costumi a mutanda dovrebbe esistere solo di contrabbando. Così come non riuscirò mai a comprendere come un uomo possa prendere la malsana decisione di depilarsi, se non per esigenze meramente sportive.
E, cari miei, si deduce da una superficiale analisi del vostro fisico che voi non siete propriamente degli atleti.
Cosa ve ne frega di avere l'inguine abbronzato e depilato, a voi? La risposta sarà scritta in quei mensili per maschi che dal dentista non ho mai avuto il coraggio di aprire, credo. O forse lo svelano in qualche reality, o è nella sigla di Uomini e Donne. Cercherò di vivere serena e di dormire senza saperlo. Comunque se vendere l'anima al diavolo servisse a non dover fronteggiare la ricrescita del pelo, credo gliel'avrei già concessa, la mia.
Ma la cosa più bella della gente al mare è l'impegno che ci mette a riemergere dall'acqua e tornare all'asciugamano in modo cinematograficamente convincente. Anche i coniugi Gervasoni per un attimo si sentono Bo Derek e Daniel Craig e la figlia addirittura scrolla i capelli in stile Anderson ai tempi di Baywatch. Ruoli scelti, studiati e riprodotti nel dettaglio. Anche voi lo fate, ci pensate: non negatelo. Io, quando riemergo, voglio essere Ursula Andress in Dr No.
Sentirsi fighi in spiaggia è un diritto inviolabile dell'uomo, e della donna, che la spiaggia l'ha per mesi bramata dall'ufficio.
E poi c'è anche chi ci crede troppo. I tipi da slippino, per esempio. Dovrebbe esserci un articolo della Costituzione a vietare di indossarlo nei luoghi pubblici e il commercio dei costumi a mutanda dovrebbe esistere solo di contrabbando. Così come non riuscirò mai a comprendere come un uomo possa prendere la malsana decisione di depilarsi, se non per esigenze meramente sportive.
E, cari miei, si deduce da una superficiale analisi del vostro fisico che voi non siete propriamente degli atleti.
Cosa ve ne frega di avere l'inguine abbronzato e depilato, a voi? La risposta sarà scritta in quei mensili per maschi che dal dentista non ho mai avuto il coraggio di aprire, credo. O forse lo svelano in qualche reality, o è nella sigla di Uomini e Donne. Cercherò di vivere serena e di dormire senza saperlo. Comunque se vendere l'anima al diavolo servisse a non dover fronteggiare la ricrescita del pelo, credo gliel'avrei già concessa, la mia.
Ma la cosa più bella della gente al mare è l'impegno che ci mette a riemergere dall'acqua e tornare all'asciugamano in modo cinematograficamente convincente. Anche i coniugi Gervasoni per un attimo si sentono Bo Derek e Daniel Craig e la figlia addirittura scrolla i capelli in stile Anderson ai tempi di Baywatch. Ruoli scelti, studiati e riprodotti nel dettaglio. Anche voi lo fate, ci pensate: non negatelo. Io, quando riemergo, voglio essere Ursula Andress in Dr No.
venerdì 9 agosto 2013
10 buoni motivi per "mollare tutto e aprire un baracchino sulla spiaggia"
Fin da piccola, ogni anno, appena posato il primo piede sulla spiaggia (di Lacona o Marina di Campo, rigorosamente all'Isola d'Elba) mio padre non poteva resistere al desiderio di chiedermi se mi sarebbe piaciuto avere un papà che faceva il bagnino. Era il nostro rito, quella domanda stupida che mi lasciava spaesata, senza risposta, sanciva l'inizio della nostra estate, della stagione più bella dell'anno. Finivo sempre per rispondere che il mio papà mi andava bene così, anche se faceva un lavoro che non riuscivo a capire benissimo in cosa consistesse e che si svolgeva per la maggior parte in Porta Venezia, a Milano.
Crescendo, la bambina da cemento che era in me ha lasciato spazio, senza troppe resistenze, all'inflazionato desiderio di "scappare e aprire un baracchino sulla spiaggia" , spinta da molteplici motivi, riassumibili nei seguenti 10 punti.
1) Hai il mare e puoi farci il bagno quando vuoi.
2) Vedi tutto il giorno gente in costume (che, come mi sta ricordando la eufemisticamente formosa signora appena passatami davanti, può diventare un buon motivo per NON aprire un baracchino sulla spiaggia).
3) Hai a portata di mano gelati e coca-cola tutto il giorno.
4) Hai a che fare con gente che per qualche ora, almeno dal lettino, non sente il bisogno di mostrare al mondo come sta reggendo le sorti dell'universo ma la competizione la sente solo per quanto riguarda l'addominale o il beach volley. Tradotto: interagisci con persone rilassate con un conseguente e pressoché inevitabile tuo rilassamento.
5) Puoi leggere riviste e libri di basso livello senza sentirti giudicato da chi ti circonda.
6) lo Iodio fa benisssssimo.
7) Andare in giro a piedi nudi non è solo accettabile ma obbligatorio.
8) Ogni settimana, sulla spiaggia, ci sono nuove conoscenze da fare, nuovi amori platonici da intavolare senza neanche rivolgere la parola al diretto interessato, nuovi sederi brasiliani da invidiare, nuovi amici con cui percorrere tutto il bagnasciuga con aria fiera, fino alla fine, raccontandosi i segreti di una vita mai condivisa prima.
9) Sulla spiaggia, spesso e volentieri, "Non ricevo le mail".
10) Senza alcuno sforzo ulteriore a quelli richiesti per tuffarsi o girare una pagina di Novella, il mare ci fa pure più belli. Abbronzati si è inequivocabilmente più fighi, fascinosi e il capello un po' insabbiato-salato fa molto selvaggio surfista anche a Pula, garantisco.
Buona Spiaggia
Crescendo, la bambina da cemento che era in me ha lasciato spazio, senza troppe resistenze, all'inflazionato desiderio di "scappare e aprire un baracchino sulla spiaggia" , spinta da molteplici motivi, riassumibili nei seguenti 10 punti.
1) Hai il mare e puoi farci il bagno quando vuoi.
2) Vedi tutto il giorno gente in costume (che, come mi sta ricordando la eufemisticamente formosa signora appena passatami davanti, può diventare un buon motivo per NON aprire un baracchino sulla spiaggia).
3) Hai a portata di mano gelati e coca-cola tutto il giorno.
4) Hai a che fare con gente che per qualche ora, almeno dal lettino, non sente il bisogno di mostrare al mondo come sta reggendo le sorti dell'universo ma la competizione la sente solo per quanto riguarda l'addominale o il beach volley. Tradotto: interagisci con persone rilassate con un conseguente e pressoché inevitabile tuo rilassamento.
5) Puoi leggere riviste e libri di basso livello senza sentirti giudicato da chi ti circonda.
6) lo Iodio fa benisssssimo.
7) Andare in giro a piedi nudi non è solo accettabile ma obbligatorio.
8) Ogni settimana, sulla spiaggia, ci sono nuove conoscenze da fare, nuovi amori platonici da intavolare senza neanche rivolgere la parola al diretto interessato, nuovi sederi brasiliani da invidiare, nuovi amici con cui percorrere tutto il bagnasciuga con aria fiera, fino alla fine, raccontandosi i segreti di una vita mai condivisa prima.
9) Sulla spiaggia, spesso e volentieri, "Non ricevo le mail".
10) Senza alcuno sforzo ulteriore a quelli richiesti per tuffarsi o girare una pagina di Novella, il mare ci fa pure più belli. Abbronzati si è inequivocabilmente più fighi, fascinosi e il capello un po' insabbiato-salato fa molto selvaggio surfista anche a Pula, garantisco.
Buona Spiaggia
martedì 6 agosto 2013
Stessa spiaggia stesse pare
Eccoci qua dopo mesi frenetici, un bel po' di tempo sui libri e una mezza crisi esistenziale, pronta, forse, per una vacanza. E per tornare a scrivere, scrivere, scrivere.
Domani si salpa per la Sardegna, lato Pula, costa spoglia di quella mondanità mainstream dei posti il cui nome comincia con "Porto". Mentre metto in valigia mise studiate sul modello di un incrocio tra il look da mare di Elle Mcpherson e quello di Charlotte Casiraghi che chissà quale effetto avranno sul mio corpo, ma di certo mi daranno un tono, faccio già il programma di tutte le prelibatezze che dovrò assolutamente assaggiare in terra Sarda, prima tra tutte le papassine, che sanno di marzapane e di infanzia. Ah e sono due settimane che tento una dieta per potermi concedere a cuor sereno un porceddu di quelli veri.
Sono pronta a instagrammare colazioni e piedi con sfondo mare e a taggarmi in giro per le spiagge. Ma soprattutto sono pronta a riprendermi le mie responsabilità di figlia e di amica trascurate in nome dell'isteria da esami. Troppo facile (e un po' paraculo) allenare educazione ed altruismo sulla sabbia bianca? Ma è proprio quando cala la tensione che viene a galla la nostra vera indole e che siamo pronti a riflettere, a nostro rischio e pericolo...
Domani si salpa per la Sardegna, lato Pula, costa spoglia di quella mondanità mainstream dei posti il cui nome comincia con "Porto". Mentre metto in valigia mise studiate sul modello di un incrocio tra il look da mare di Elle Mcpherson e quello di Charlotte Casiraghi che chissà quale effetto avranno sul mio corpo, ma di certo mi daranno un tono, faccio già il programma di tutte le prelibatezze che dovrò assolutamente assaggiare in terra Sarda, prima tra tutte le papassine, che sanno di marzapane e di infanzia. Ah e sono due settimane che tento una dieta per potermi concedere a cuor sereno un porceddu di quelli veri.
Sono pronta a instagrammare colazioni e piedi con sfondo mare e a taggarmi in giro per le spiagge. Ma soprattutto sono pronta a riprendermi le mie responsabilità di figlia e di amica trascurate in nome dell'isteria da esami. Troppo facile (e un po' paraculo) allenare educazione ed altruismo sulla sabbia bianca? Ma è proprio quando cala la tensione che viene a galla la nostra vera indole e che siamo pronti a riflettere, a nostro rischio e pericolo...
domenica 9 giugno 2013
Quelle 7 bugie che il mondo fa dire alle donne (e non solo)
"No ma è che sono così di costituzione"
"Ho messo su la prima cosa che ho trovato"
"Non so chi sia"
"Non è che non ti vuole, è che il tuo successo lo spaventa"
"Odio quando mi fanno le foto"
"No ma meglio averle piccole che così col tempo non cascano"
"Ti sta benissimo"
domenica 19 maggio 2013
L'uomo in camicia
Ebbene sì, è ufficialmente arrivato il momento di dare a Mr. Camicia il suo spazio tra i futili post di questo blog che dal nome pare un sito di ricette. "Non volio che voi muorite" quindi mi guardo bene dal raccontarvi come cucino e vi narro invece della mia cotta universitaria, che è meglio. Forse. Cotta che magari scoprirà chi sono e allora sì che muoro io.
Mr. Camicia si chiama così perché, durante il primo semestre, non ha mai indossato una t-shirt, provocando in mia madre un senso di solidarietà nei confronti della sua, o di chi per lei fosse costretta tutto il giorno a stirare.
Solo una volta Mr. Camicia ha indossato una felpa sintetica su una t-shirt ed è stato quando ad aziendale si è seduto esattamente dietro di me, ad alitarmi sul collo, e da ciò ho dedotto che non mi ama.
Tornata a casa da un ordinario giorno di università, Facebook è riuscito a piazzarmi la sua faccia tra i suggerimenti degli amici e a farmi capire come si chiama: è la rovina.
Il suddetto non è figo, ma in me nasce un interesse sufficiente ad innescare la prima e ultima opera di stalking della mia vita: controllo gli amici che abbiamo in comune e tac, 6 persone che non c'entrano minimamente l'una con l'altra. Prontamente decido di rinunciare alla mia carriera di maniaca e di farmi passare l'interesse per uno che con grande probabilità è più interessato alle bionde infighettate che, in pianta fissa tra il Magenta e Brera, non ci stanno vestite come delle pazze e non dicono e non pensano quello che dice e pensa la sottoscritta.
Durante le vacanze di Natale non ci penso e al mio ritorno, riesco a trovare una scusa idiota per parlargli ed autoconvincermi, durante le sue pause tra una parola e l'altra, che sia un altro irrecuperabile babbo di quelli che estorcono limoni alle tue amiche con lo stesso gusto con cui giocano a PES il giorno dopo romanzando l'accaduto della sera precedente.
Sono felice e soddisfatta di aver eliminato una possibile delusione dal mio futuro ed invece eccolo lì, che rispunta, sulla mia home page, e ora è pure figo. Ricomincio a considerare l'idea di darmi una possibilità modellandomi su quelli che, da una mia deduzione, sarebbero i suoi canoni di bellezza.
Sono quasi convinta a sacrificare il completo di due tessuti scozzesi diversi che ho accuratamente predisposto per il giorno dopo ma poi un barlume di lucidità mi coglie e mi ricorda quanto, in fondo, mi piaccia essere quella diversa, vestita strana, che balla scatenata con l'amico gay e aspetta sorridendo le amiche che hanno cuccato per poi farsi raccontare le loro avventure.
Un giorno arriverà uno che apprezzerà il mio vestirmi a tema anche senza una festa, il mio avere un'opinione non solo sulle borse di Prada, il mio ordinare sempre il dessert. E sarà uno con una
camicia molto particolare.
Mr. Camicia si chiama così perché, durante il primo semestre, non ha mai indossato una t-shirt, provocando in mia madre un senso di solidarietà nei confronti della sua, o di chi per lei fosse costretta tutto il giorno a stirare.
Solo una volta Mr. Camicia ha indossato una felpa sintetica su una t-shirt ed è stato quando ad aziendale si è seduto esattamente dietro di me, ad alitarmi sul collo, e da ciò ho dedotto che non mi ama.
Tornata a casa da un ordinario giorno di università, Facebook è riuscito a piazzarmi la sua faccia tra i suggerimenti degli amici e a farmi capire come si chiama: è la rovina.
Il suddetto non è figo, ma in me nasce un interesse sufficiente ad innescare la prima e ultima opera di stalking della mia vita: controllo gli amici che abbiamo in comune e tac, 6 persone che non c'entrano minimamente l'una con l'altra. Prontamente decido di rinunciare alla mia carriera di maniaca e di farmi passare l'interesse per uno che con grande probabilità è più interessato alle bionde infighettate che, in pianta fissa tra il Magenta e Brera, non ci stanno vestite come delle pazze e non dicono e non pensano quello che dice e pensa la sottoscritta.
Durante le vacanze di Natale non ci penso e al mio ritorno, riesco a trovare una scusa idiota per parlargli ed autoconvincermi, durante le sue pause tra una parola e l'altra, che sia un altro irrecuperabile babbo di quelli che estorcono limoni alle tue amiche con lo stesso gusto con cui giocano a PES il giorno dopo romanzando l'accaduto della sera precedente.
Sono felice e soddisfatta di aver eliminato una possibile delusione dal mio futuro ed invece eccolo lì, che rispunta, sulla mia home page, e ora è pure figo. Ricomincio a considerare l'idea di darmi una possibilità modellandomi su quelli che, da una mia deduzione, sarebbero i suoi canoni di bellezza.
Sono quasi convinta a sacrificare il completo di due tessuti scozzesi diversi che ho accuratamente predisposto per il giorno dopo ma poi un barlume di lucidità mi coglie e mi ricorda quanto, in fondo, mi piaccia essere quella diversa, vestita strana, che balla scatenata con l'amico gay e aspetta sorridendo le amiche che hanno cuccato per poi farsi raccontare le loro avventure.
Un giorno arriverà uno che apprezzerà il mio vestirmi a tema anche senza una festa, il mio avere un'opinione non solo sulle borse di Prada, il mio ordinare sempre il dessert. E sarà uno con una
camicia molto particolare.
venerdì 17 maggio 2013
senti come viene giù
16 maggio 2013
Odio gli ombrelli, o almeno mi convinco di odiarli pur di trovare una scusa per sfoggiare mille strani variopinti copricapi. Anche oggi è mercoledì, anche oggi piove e scelgo un reperto verde scuro trovato in fondo ad un armadio, che schiverà con me le punte degli ombrelli che, per chi è alto un metro e ottanta, sono per lo più ad altezza occhio.
Un po' zuppa salgo su un tram e, appena seduta, rifletto su quanto la pioggia non mi faccia poi così schifo, a parte che per il fatto che mi preclude l'uso delle mie scarpe di raso e i miei viaggi in bicicletta, e di pedalare con indosso calzature di raso.
Quello che non sopporto è vedere come le persone diventano quando piove. Dire che si è meteoropatici fa molto figo ma, ragazzi miei incravattati, non vi siete ancora accorti di come odiare la pioggia sia diventato così terribilmente mainstream? E poi i vostri mocassini li notano anche DENTRO al Radetzky, dai.
Non disperate: resistete alla tentazione di vestirvi solo di grigio e nero, osate con i colori e ostentate sorrisi di risposta a quei bei visini che, mentre camminate, vi spuntano davanti rivelandosi da dietro un ombrello.
Vi è concesso di schifare, digrignando i vostri invidiosi denti, quelli che si baciano sotto la pioggia credendo di essere nel finale di Colazione da Tiffany (e di avere George Peppard o Audrey Hepburn tra le braccia, beati loro) e assolutamente diffidate di quelle con l'ombrello con le ruches.
E quando, tra uno scroscio e l'altro, il sole si fa spazio tra le nuvole e tra via Borromei e via Circo fa un caldo cambogiano, apprezzate la scollatura di quella che non aveva previsto di poter rimanere in canotta nel corso della giornata, e il bicipite sotto la camicia un po' incollata di quello che sta entrando da De Santis sudaticcio come Rambo.
Ma non vi illudete, un tuono non troppo in lontananza vi riporta subito alla realtà ricordandovi che l'estate non ha nessuna intenzione di arrivare. E piove, ancora.
Odio gli ombrelli, o almeno mi convinco di odiarli pur di trovare una scusa per sfoggiare mille strani variopinti copricapi. Anche oggi è mercoledì, anche oggi piove e scelgo un reperto verde scuro trovato in fondo ad un armadio, che schiverà con me le punte degli ombrelli che, per chi è alto un metro e ottanta, sono per lo più ad altezza occhio.
Un po' zuppa salgo su un tram e, appena seduta, rifletto su quanto la pioggia non mi faccia poi così schifo, a parte che per il fatto che mi preclude l'uso delle mie scarpe di raso e i miei viaggi in bicicletta, e di pedalare con indosso calzature di raso.
Quello che non sopporto è vedere come le persone diventano quando piove. Dire che si è meteoropatici fa molto figo ma, ragazzi miei incravattati, non vi siete ancora accorti di come odiare la pioggia sia diventato così terribilmente mainstream? E poi i vostri mocassini li notano anche DENTRO al Radetzky, dai.
Non disperate: resistete alla tentazione di vestirvi solo di grigio e nero, osate con i colori e ostentate sorrisi di risposta a quei bei visini che, mentre camminate, vi spuntano davanti rivelandosi da dietro un ombrello.
Vi è concesso di schifare, digrignando i vostri invidiosi denti, quelli che si baciano sotto la pioggia credendo di essere nel finale di Colazione da Tiffany (e di avere George Peppard o Audrey Hepburn tra le braccia, beati loro) e assolutamente diffidate di quelle con l'ombrello con le ruches.
E quando, tra uno scroscio e l'altro, il sole si fa spazio tra le nuvole e tra via Borromei e via Circo fa un caldo cambogiano, apprezzate la scollatura di quella che non aveva previsto di poter rimanere in canotta nel corso della giornata, e il bicipite sotto la camicia un po' incollata di quello che sta entrando da De Santis sudaticcio come Rambo.
Ma non vi illudete, un tuono non troppo in lontananza vi riporta subito alla realtà ricordandovi che l'estate non ha nessuna intenzione di arrivare. E piove, ancora.
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