Mi piaceva tantissimo fare la splendida, come non avrei mai avuto il coraggio di fare davanti a qualcuno.
Davo risposte su un lavoro, una famiglia e un successo tanto inverosimili quanto esaltanti, producendo tanto bel materiale da psicanalisi.
La vasca da bagno è rimasto il luogo delle mie (spesso non troppo profonde) riflessioni, un posto dove scappare e dove esercitare il mio sacrosanto diritto di perdere tempo: provate a studiare immersi nella schiuma, l'impossibilità assoluta di concludere qualcosa è provabile scientificamente.
Il silenzio assoluto che regna nel bagno azzurro di mia madre è particolarmente propedeutico al viaggio mentale e, a seguito del calo della pressione dovuto ai millemila gradi dell'acqua, i miei pensieri rimbombano letteralmente nella mia testolina, pigramente appoggiata sul bordo.
Ogni tanto, confesso, mi ritrovo a sussurrare, e non soltanto le parole qualche pessima canzone.
A volte abbiamo bisogno di sentire il suono della nostra voce, di sentire declamate proprio dalla nostra ugola (che sia aurea o meno) le risposte in cui non osiamo credere troppo.
Siamo onesti: la scena di chi, per trovare sicurezza, si allena davanti allo specchio non è pura invenzione cinematografica. Che sia per cercare le parole per un discorso ad un evento ufficiale o per trovare la parte di Angelina Jolie che abbiamo in noi ( e che, personalmente, ho ritrovato nel lobo del mio orecchio sinistro), parlare e commentare con noi stessi è utile e necessario.
Uomini non illudetevi che sia stata clemente: ho fatto un riferimento femminile poiché voi nascete già convinti di essere meglio di Clooney.
Ma sembra che quel meraviglioso stronzo che è lo specchio possa avere uno stato d'animo diverso a seconda della giornata e la capacità di influenzare enormemente l'umore di noi vanitosi esseri umani. Alla mattina non è indicato passare davanti a superfici riflettenti e raccomando di dare sempre le spalle a quelli degli ascensori, dove la combinazione luce al neon-vetro non può che produrre figure orrificanti.
Nessuno di noi ammetterebbe mai davanti a qualcuno (ed è proprio per questo che io, codardamente, scrivo) di avere avuto un momento in cui si è ritenuto fighissimo: è molto più socialmente accettabile atteggiarsi a personaggi dall'ammirabie modestia.
I complimenti piacciono a tutti e quelli più importanti sono quelli che ci facciamo da soli. Io ho imparato a farmeli al terzo shopping adolescenziale con mammina, la quale indirizzava i suoi apprezzamenti ai vestiti che "mi sarebbero stati benissimo, se non avessi avuto una ciambella di tre chili attorno ai fianchi". E mi ricordo di quando mio padre, due settimane prima della sua scomparsa, proprio in un ascensore, mi ha detto"Hai avuto un periodo in cui eri proprio bruttina, ora stai migliorando", ah il cieco amore dei genitori.
Ringrazio Gisele Bundchen per avermi fatto fare pace col mio naso, un po' meno per come ha influenzato il mio rapporto col mio sedere. Ma, nonostante lei, le sue diaboliche amichette la cui dieta non prevede la masticazione, e un fratello che ama tanto ricordarmi quanto non assomigli a loro neanche lontamente, qualche volta mi sento carina.
Non sono Adriana Lima (sembro più Sofia Coppola, ho tanto fascino) ma cos'è la bellezza riconosciuta dal mondo a confronto con la birra, il cioccolato e la pizza?
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