A parte questa esperienza, pienamente definibile come paranormale (si scoprono cose incredibili che neanche ci si ricordava di possedere), in questi giorni infiniti trascorsi senza scrivere sono successe un sacco di cose che mi hanno fatto riflettere su quanto gli esseri umani siano per natura maldisposti ad affrontare i cambiamenti.
Che lo ammettiamo o no abbiamo tutti delle abitudini che custodiamo gelosamente e impazziamo all'idea che qualcuno possa portarcele via.
Consideriamo positivo l'andamento degli eventi solo se rispetta esattamente le nostre previsioni.
Dopo circa dieci mesi Enri ed io ci siamo lasciati ed eccomi, di nuovo immersa nel mio tanto affezionato mood cinico andante, a recuperare le vecchie usanze e a crearne di nuove; alla luce dei fatti, non credo che esista gesto più coraggioso della decisione di cambiare davvero il proprio atteggiamento generale verso le cose.
Il primo istinto che abbiamo davanti alla modifica dei nostri piani è quello di nasconderci sotto un piumone e minacciare l'universo-mondo di non degnarlo mai più della nostra presenza.
Certo è importante ricordare che, in caso di piccola-media catastrofe, il soggetto che ha subito il trauma ha diritto a un'ora di compatimento, ricordando però che il pianto lagnoso oltre i sessanta minuti passa da essere terapeutico a nocivo.
Quando ci accorgiamo che il mondo andrà avanti comunque, seguendo i suoi ritmi e senza patire minimamente la nostra mancanza, l'unica possibilità di superare la fase del pessimismo cosmico senza uscita (per intenderci: quella in cui si risponde a tutti "Tu non mi capisci") è darsi quel calcio nel culo che ci si può dare unicamente da soli (lo so che è impossibile: è una acuta metafora finalizzata a questa stupida parentesi che non fa ridere).
Ci si deve obbligare ad affrontare di petto tutte le cose odiose che la vita quotidiana comprende e che, se si è fortunati, vanno dall'alzarsi la mattina all'arrivare a casa sempre con meno forze. Un'altra cosa che funziona e che pensavo fosse solo un'utopia di quelle sette assurde che predicano il "pensiero positivo" è quella di tentare di sorridere di più : vi sembrerà assurdo ma aiuta ad avvicinare le persone, la regola del broncio non vale più neanche per Kate Moss e Sean Penn, figuriamoci per noi, dai.
Ah, un'altra cosa che mi fa alzare dal letto la mattina è la ferma convinzione che farsi una sana figura di merda con una persona conosciuta da poco sia un diritto inalienabile e sacrosanto, che oltretutto offre del meraviglioso materiale per rianimare le conversazioni a rischio di encefalogramma piatto.
Cambiare fa paura ma nessuno ci dice che cambieremo in peggio.
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