Fortunatamente il periodo che passiamo raschiando il fondo dell'Haagen Dazs più caramelloso disponibile nel banco frigo, cantando canzoni a tema rottura come Insieme a te non ci sto più o qualche altra perla di Battisti o Anna Oxa, dura di solito non più di alcune settimane, dopo le quali siamo di nuovo pronte a rituffarci tra i campioni della seduzione che popolano il mondo esterno. Notare bene: nel caso di un più lungo periodo senza spiragli di luce all'orizzonte, le vostre amiche provvederanno a contattare la Stefanenko e il suo team, e sono cazzi vostri.
La nostra speranza di non incontrare un altro seguace della filosofia del teorema di Ferradini non muore mai e imperterrite accettiamo o proponiamo, andando contro alla fondamentale legge del "fai la preziosa", un'altra uscita.
Raccimolata l'autostima rimanente, spalanchiamo l'armadio in cerca di qualcosa da mettere che ci faccia sembrare carine ma non sciure, eleganti ma casual, insomma qualcosa che trasmetta "non che ho passato due ore a pensare a cosa mettermi, io sono sempre così", qualcosa che non esiste o che, peggio, non abbiamo.
Ed eccola, immancabile, la quasi crisi isterica.
Specchio, argh! Quello che facciamo non è truccarci ma operare un vero e proprio restauro.
Ci scompigliamo un po' i capelli, prima dei cinquanta la piega fatta non è un pregio, e finalmente usciamo, tentando di arrivare in ritardo di quei dieci minuti che a quanto pare ti strafigano (ma io sono un po' come mia nonna e non ci riesco proprio ad arrivare dopo l'orario stabilito). Durante il tragitto passiamo in rassegna tutti i nostri errori accumulati di uscita in uscita, di pseudorelazione in pseudorelazione, giusto per farci salire un po' di sano panico contorci-stomaco e arrivare tremanti al luogo dell'incontro.
Forse crediamo di rendere meglio sotto pressione, forse siamo semplicemente masochiste.
Le femmine sanno farsi mille problemi per delle cagate, è vero, ma, tutte le volte che questa frase balena nella mia mente, penso all'aumento del tono di voce degli uomini quando parlano di sport, e mi sento in pace con me stessa.
Armate di tutto il cinismo possibile incontriamo il povero malcapitato che, con grande probabilità, a minuti si chiederà perché si trova lì in quel momento.
Non dev'essere facile essere un ragazzo e trovarsi davanti un'acidella indottrinata dalle amiche su come cosa quando deve essere un appuntamento. Ti apre la porta? Paga? Parla delle ex?
Se anche gli uomini hanno un elenco delle cose da non fare, io ho una media di cinque-sei errori gravi, quelli da segnare in blu, per ogni uscita.
E poi noi donne siamo stronze, cerchiamo sempre qualcosa che potrebbe essere migliorata, un errore, una cazzata, perché correggere l'altro sesso ci illude di essere forti e distaccate, immuni agli occhi dolci di chiunque, ma non è così.
E non è così per colpa di quegli strani esseri paranormali che non fanno un passo falso, che sorridono tutto il tempo e ti parlano guardandoti in faccia e che ascoltano la risposta del "come stai?" che ti hanno appena posto con una sincera attenzione.
Quelli che dopo che sono usciti con te per la prima volta e averti portata a casa, ti mandano pure un messaggio per ribadire che con te sono stati bene, e questo mini-lieto fine di una sera te lo fanno godere fino in fondo.
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