Ebbene sì, è ufficialmente arrivato il momento di dare a Mr. Camicia il suo spazio tra i futili post di questo blog che dal nome pare un sito di ricette. "Non volio che voi muorite" quindi mi guardo bene dal raccontarvi come cucino e vi narro invece della mia cotta universitaria, che è meglio. Forse. Cotta che magari scoprirà chi sono e allora sì che muoro io.
Mr. Camicia si chiama così perché, durante il primo semestre, non ha mai indossato una t-shirt, provocando in mia madre un senso di solidarietà nei confronti della sua, o di chi per lei fosse costretta tutto il giorno a stirare.
Solo una volta Mr. Camicia ha indossato una felpa sintetica su una t-shirt ed è stato quando ad aziendale si è seduto esattamente dietro di me, ad alitarmi sul collo, e da ciò ho dedotto che non mi ama.
Tornata a casa da un ordinario giorno di università, Facebook è riuscito a piazzarmi la sua faccia tra i suggerimenti degli amici e a farmi capire come si chiama: è la rovina.
Il suddetto non è figo, ma in me nasce un interesse sufficiente ad innescare la prima e ultima opera di stalking della mia vita: controllo gli amici che abbiamo in comune e tac, 6 persone che non c'entrano minimamente l'una con l'altra. Prontamente decido di rinunciare alla mia carriera di maniaca e di farmi passare l'interesse per uno che con grande probabilità è più interessato alle bionde infighettate che, in pianta fissa tra il Magenta e Brera, non ci stanno vestite come delle pazze e non dicono e non pensano quello che dice e pensa la sottoscritta.
Durante le vacanze di Natale non ci penso e al mio ritorno, riesco a trovare una scusa idiota per parlargli ed autoconvincermi, durante le sue pause tra una parola e l'altra, che sia un altro irrecuperabile babbo di quelli che estorcono limoni alle tue amiche con lo stesso gusto con cui giocano a PES il giorno dopo romanzando l'accaduto della sera precedente.
Sono felice e soddisfatta di aver eliminato una possibile delusione dal mio futuro ed invece eccolo lì, che rispunta, sulla mia home page, e ora è pure figo. Ricomincio a considerare l'idea di darmi una possibilità modellandomi su quelli che, da una mia deduzione, sarebbero i suoi canoni di bellezza.
Sono quasi convinta a sacrificare il completo di due tessuti scozzesi diversi che ho accuratamente predisposto per il giorno dopo ma poi un barlume di lucidità mi coglie e mi ricorda quanto, in fondo, mi piaccia essere quella diversa, vestita strana, che balla scatenata con l'amico gay e aspetta sorridendo le amiche che hanno cuccato per poi farsi raccontare le loro avventure.
Un giorno arriverà uno che apprezzerà il mio vestirmi a tema anche senza una festa, il mio avere un'opinione non solo sulle borse di Prada, il mio ordinare sempre il dessert. E sarà uno con una
camicia molto particolare.
domenica 19 maggio 2013
venerdì 17 maggio 2013
senti come viene giù
16 maggio 2013
Odio gli ombrelli, o almeno mi convinco di odiarli pur di trovare una scusa per sfoggiare mille strani variopinti copricapi. Anche oggi è mercoledì, anche oggi piove e scelgo un reperto verde scuro trovato in fondo ad un armadio, che schiverà con me le punte degli ombrelli che, per chi è alto un metro e ottanta, sono per lo più ad altezza occhio.
Un po' zuppa salgo su un tram e, appena seduta, rifletto su quanto la pioggia non mi faccia poi così schifo, a parte che per il fatto che mi preclude l'uso delle mie scarpe di raso e i miei viaggi in bicicletta, e di pedalare con indosso calzature di raso.
Quello che non sopporto è vedere come le persone diventano quando piove. Dire che si è meteoropatici fa molto figo ma, ragazzi miei incravattati, non vi siete ancora accorti di come odiare la pioggia sia diventato così terribilmente mainstream? E poi i vostri mocassini li notano anche DENTRO al Radetzky, dai.
Non disperate: resistete alla tentazione di vestirvi solo di grigio e nero, osate con i colori e ostentate sorrisi di risposta a quei bei visini che, mentre camminate, vi spuntano davanti rivelandosi da dietro un ombrello.
Vi è concesso di schifare, digrignando i vostri invidiosi denti, quelli che si baciano sotto la pioggia credendo di essere nel finale di Colazione da Tiffany (e di avere George Peppard o Audrey Hepburn tra le braccia, beati loro) e assolutamente diffidate di quelle con l'ombrello con le ruches.
E quando, tra uno scroscio e l'altro, il sole si fa spazio tra le nuvole e tra via Borromei e via Circo fa un caldo cambogiano, apprezzate la scollatura di quella che non aveva previsto di poter rimanere in canotta nel corso della giornata, e il bicipite sotto la camicia un po' incollata di quello che sta entrando da De Santis sudaticcio come Rambo.
Ma non vi illudete, un tuono non troppo in lontananza vi riporta subito alla realtà ricordandovi che l'estate non ha nessuna intenzione di arrivare. E piove, ancora.
Odio gli ombrelli, o almeno mi convinco di odiarli pur di trovare una scusa per sfoggiare mille strani variopinti copricapi. Anche oggi è mercoledì, anche oggi piove e scelgo un reperto verde scuro trovato in fondo ad un armadio, che schiverà con me le punte degli ombrelli che, per chi è alto un metro e ottanta, sono per lo più ad altezza occhio.
Un po' zuppa salgo su un tram e, appena seduta, rifletto su quanto la pioggia non mi faccia poi così schifo, a parte che per il fatto che mi preclude l'uso delle mie scarpe di raso e i miei viaggi in bicicletta, e di pedalare con indosso calzature di raso.
Quello che non sopporto è vedere come le persone diventano quando piove. Dire che si è meteoropatici fa molto figo ma, ragazzi miei incravattati, non vi siete ancora accorti di come odiare la pioggia sia diventato così terribilmente mainstream? E poi i vostri mocassini li notano anche DENTRO al Radetzky, dai.
Non disperate: resistete alla tentazione di vestirvi solo di grigio e nero, osate con i colori e ostentate sorrisi di risposta a quei bei visini che, mentre camminate, vi spuntano davanti rivelandosi da dietro un ombrello.
Vi è concesso di schifare, digrignando i vostri invidiosi denti, quelli che si baciano sotto la pioggia credendo di essere nel finale di Colazione da Tiffany (e di avere George Peppard o Audrey Hepburn tra le braccia, beati loro) e assolutamente diffidate di quelle con l'ombrello con le ruches.
E quando, tra uno scroscio e l'altro, il sole si fa spazio tra le nuvole e tra via Borromei e via Circo fa un caldo cambogiano, apprezzate la scollatura di quella che non aveva previsto di poter rimanere in canotta nel corso della giornata, e il bicipite sotto la camicia un po' incollata di quello che sta entrando da De Santis sudaticcio come Rambo.
Ma non vi illudete, un tuono non troppo in lontananza vi riporta subito alla realtà ricordandovi che l'estate non ha nessuna intenzione di arrivare. E piove, ancora.
lunedì 13 maggio 2013
tutto il contrario
Tra uno scroscio di pioggia e l'altro ho giusto il tempo di scegliere con cura il momento più stupido per lavarmi i capelli, ma anche di accorgermi di tante cose alle quali non avevo mai fatto caso, alcune delle quali vorrei condividere con voi.
Forse non sapete che oltre alla maglietta "Stasera faccio la brava" esiste anche la versione al maschile (e chi ha il coraggio di indossarla), e che anche gli uomini si specchiano nelle vetrine. Forse nessuno vi ha mai detto che coloro che dicono di odiare i bambini sono quelli che tutte le sere vanno a letto desiderandone uno, e che alcuni modelli Hogan ve li comprereste anche voi che definite Della Valle il Satana della moda giovane.
Magari la mamma, o chi per lei, si è dimenticata di dirvi che ci si può tagliare anche tenendo il coltello dalla parte del manico, che non è la razionalità la parte migliore di noi e che le fighe con le gambe da fenicottero che vi sovrastano, il più delle volte hanno il piede più lungo di quello che gli apre la portiera e gli offre il vinello il giovedì al Tasca.
Mi sa che sapete già che chi dice di odiare i social network ci passa ogni minuto della giornata e ne riesce a carpire anche cazzi vostri che vi guardate bene dal pubblicare, che nessuno esce davvero "da una storia importante" quando dice "esco da una storia importante", che chi ti chiede che lavoro fai non aspetta altro che vantarsi della propria occupazione, che chi "sta bene da solo" ha istinti omicidi verso qualsiasi coppietta decida di condividere un bacio entro la sua visuale. Chi "vive in studio" probabilmente non è abbastanza simpatico da guadagnarsi un invito a pranzo dei suoi colleghi e, nonostante i suoi gloriosi racconti, non regge le sorti di cause milionarie ma, ogni tanto, fa qualche fotocopia.
Meglio sapere subito che la prima impressione conta e che quelli che i vostri amici vi vogliono appioppare con appuntamenti al buio e che vengono descritti come "simpatici", "in gamba", "con dei bellissimi occhi" si riveleranno di una bruttezza incomparabile.
Io vi ho avvisati, vi prego voi avvisate me.
P.S. Donna, se fai la piega viene a piovere, sicuro. Imparruccati responsabilmente.
Forse non sapete che oltre alla maglietta "Stasera faccio la brava" esiste anche la versione al maschile (e chi ha il coraggio di indossarla), e che anche gli uomini si specchiano nelle vetrine. Forse nessuno vi ha mai detto che coloro che dicono di odiare i bambini sono quelli che tutte le sere vanno a letto desiderandone uno, e che alcuni modelli Hogan ve li comprereste anche voi che definite Della Valle il Satana della moda giovane.
Magari la mamma, o chi per lei, si è dimenticata di dirvi che ci si può tagliare anche tenendo il coltello dalla parte del manico, che non è la razionalità la parte migliore di noi e che le fighe con le gambe da fenicottero che vi sovrastano, il più delle volte hanno il piede più lungo di quello che gli apre la portiera e gli offre il vinello il giovedì al Tasca.
Mi sa che sapete già che chi dice di odiare i social network ci passa ogni minuto della giornata e ne riesce a carpire anche cazzi vostri che vi guardate bene dal pubblicare, che nessuno esce davvero "da una storia importante" quando dice "esco da una storia importante", che chi ti chiede che lavoro fai non aspetta altro che vantarsi della propria occupazione, che chi "sta bene da solo" ha istinti omicidi verso qualsiasi coppietta decida di condividere un bacio entro la sua visuale. Chi "vive in studio" probabilmente non è abbastanza simpatico da guadagnarsi un invito a pranzo dei suoi colleghi e, nonostante i suoi gloriosi racconti, non regge le sorti di cause milionarie ma, ogni tanto, fa qualche fotocopia.
Meglio sapere subito che la prima impressione conta e che quelli che i vostri amici vi vogliono appioppare con appuntamenti al buio e che vengono descritti come "simpatici", "in gamba", "con dei bellissimi occhi" si riveleranno di una bruttezza incomparabile.
Io vi ho avvisati, vi prego voi avvisate me.
P.S. Donna, se fai la piega viene a piovere, sicuro. Imparruccati responsabilmente.
domenica 28 aprile 2013
10 motivi perché il mio principe azzurro si lasci disarcionare e calpestare dal suo bianco destriero
1) Spremo il dentifricio dal centro del tubetto, sempre e comunque e, quando ne rimane pochissimo, striscio istericamente il suddetto tubetto su e giù per il bordo del lavandino tenendolo per le estremità, cercando di ricavarne qualche goccia, almeno da correggere l'alito mattiniero;
2) D'inverno me ne fotto della pedicure, inibita, confesso, dal pensiero delle conseguenze del precoce matrimonio tra unghia smaltata e calzino;
3) Parlo e piango (anche contemporaneamente) davanti a qualsiasi film e documentario, con una predilezione per Ozpetek e Muccino ma anche con High School Musical mi cala la lacrima, e dico "Si baaaaciano" quando finalmente i due protagonisti decidono di coronare la loro storia d'ammmore con una sana slinguazzata;
4) Mi dimentico di date, anniversari e compleanni con una disinvoltura che manco il peggio cinquantenne annoiato della sua vita di marito in un libro della Dunne;
5) Nel vestirmi ho una particolare predilezione per il variopinto, di cui vado fiera e nella scelta dei miei look spesso ostento il senso della misura di Kim Kardashian gravida e nuoto a stile libero a largo della modestia;
6) Soprattutto quando vorrei (e quando dovrei) farlo, non sono capace di fingere alcun sentimento, non so camuffare la noia, sono completamente incapace di non aggrottare la fronte davanti alle manifestazioni dell'idiozia umana, sono, insomma, una "diplomatica mancata", una "diplomantica";
7) Mi scappano parolacce, uso espressioni come "che sbatti", "si è fatta una certa", "hai rotto" ma, ci tengo a farlo notare, ho una certa padronanza del congiuntivo;
8) Non ho ancora fatto mia, alla veneranda età di vent'anni, l'abilità di mangiare col rossetto senza trasformare il tovagliolo nel set di un film splatter;
9) Sono spudoratamente (e sinceramente) invidiosa delle fighe, anche di quelle che non fanno loro lo stesso cuore che sto bramando io;
10) Non ho intenzione di cambiare una virgola dei 9 punti precedenti.
2) D'inverno me ne fotto della pedicure, inibita, confesso, dal pensiero delle conseguenze del precoce matrimonio tra unghia smaltata e calzino;
3) Parlo e piango (anche contemporaneamente) davanti a qualsiasi film e documentario, con una predilezione per Ozpetek e Muccino ma anche con High School Musical mi cala la lacrima, e dico "Si baaaaciano" quando finalmente i due protagonisti decidono di coronare la loro storia d'ammmore con una sana slinguazzata;
4) Mi dimentico di date, anniversari e compleanni con una disinvoltura che manco il peggio cinquantenne annoiato della sua vita di marito in un libro della Dunne;
5) Nel vestirmi ho una particolare predilezione per il variopinto, di cui vado fiera e nella scelta dei miei look spesso ostento il senso della misura di Kim Kardashian gravida e nuoto a stile libero a largo della modestia;
6) Soprattutto quando vorrei (e quando dovrei) farlo, non sono capace di fingere alcun sentimento, non so camuffare la noia, sono completamente incapace di non aggrottare la fronte davanti alle manifestazioni dell'idiozia umana, sono, insomma, una "diplomatica mancata", una "diplomantica";
7) Mi scappano parolacce, uso espressioni come "che sbatti", "si è fatta una certa", "hai rotto" ma, ci tengo a farlo notare, ho una certa padronanza del congiuntivo;
8) Non ho ancora fatto mia, alla veneranda età di vent'anni, l'abilità di mangiare col rossetto senza trasformare il tovagliolo nel set di un film splatter;
9) Sono spudoratamente (e sinceramente) invidiosa delle fighe, anche di quelle che non fanno loro lo stesso cuore che sto bramando io;
10) Non ho intenzione di cambiare una virgola dei 9 punti precedenti.
domenica 21 aprile 2013
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E fissando il soffitto una insonne notte di aprile ti rendi conto del fatto che la vita non è un film francese indipendente: non si incontra la propria anima gemella alle presentazioni dei libri.
La vita non è neanche un provocatorio serial americano: quello in coda davanti a voi al supermercato non è un umile imprenditore milionario anche un po' cardiochirurgo di medici senza frontiere che muore dalla voglia di di saltarvi addosso. Nessuno al primo appuntamento vi sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio mentre decanta al contrario e su un piede solo i settantordici motivi per cui l'asimmetria del vostro naso è così sexy per lui.
La vita non è una favola e guarda un po' esiste anche la possibilità che vi ritroviate a trascorrerne la parte più significativa (in senso qualitativo o meramente quantitativo che sia) da soli.
Ebbene sì, non è mica obbligatorio trovare, riconoscere ed accogliere bendisposti le avances, i baci, le mani di qualcun altro su di noi.
E non tutti abbiamo ereditato il gene del compromesso, c'è chi ha gli occhi blu e chi per il bene di qualcun altro non riesce neanche ad alzare una cornetta: inutile perdita di tempo, energie e sentimenti tentare di cambiarlo, ricordate che anche le lenti a contatto marroni dopo un po' bruciano e invocano il collirio.
La mia vi sembra una visione pessimistica, triste, forse anche crudelmente cinica? Secondo me esiste una prospettiva peggiore a quella di stare da soli per tanto tempo ed è quella di decidere di stare con qualcuno semplicemente perché incapaci di gestire la propria solitudine.
Sia chiaro, la prima che la speranza romantica disneyana se la porta sottobraccio pure all'Esselunga insieme ai sacchetti rigidi riutilizzabili è la sottoscritta, sognando però di assomigliare a Mulan piuttosto che a una che se la ronfa aspettando che un maschio le salvi la vita con un bacio.
Prima di decidere di offrire a qualcuno tutto di te, compresi ingombranti difetti e manie, senza avere l'immediato impulso di cambiare e snaturarti per ricevere un sì sibilato da una bella dentatura, devi imparare a piacerti, tu. No, piacerti non basta: devi amare quel tuo dito storto, quella parolaccia che ti scappa forse troppo facilmente, il tono della tua voce quando sei incazzato e anche il modo in cui sembri ridicolo quando cerchi di dire una cosa carina. Venera il tuo non saper accettare i complimenti senza metterti ulteriormente in imbarazzo da solo, le tue ginocchia storte da sempre, la tua passione per la tua mamma, il tuo non digerire bene la verdura e il tuo concederti di mangiare i biscotti al cioccolato tra le lenzuola nei momenti di sconforto.
Ti piaci?
Bene, ora condividiti.
La vita non è neanche un provocatorio serial americano: quello in coda davanti a voi al supermercato non è un umile imprenditore milionario anche un po' cardiochirurgo di medici senza frontiere che muore dalla voglia di di saltarvi addosso. Nessuno al primo appuntamento vi sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio mentre decanta al contrario e su un piede solo i settantordici motivi per cui l'asimmetria del vostro naso è così sexy per lui.
La vita non è una favola e guarda un po' esiste anche la possibilità che vi ritroviate a trascorrerne la parte più significativa (in senso qualitativo o meramente quantitativo che sia) da soli.
Ebbene sì, non è mica obbligatorio trovare, riconoscere ed accogliere bendisposti le avances, i baci, le mani di qualcun altro su di noi.
E non tutti abbiamo ereditato il gene del compromesso, c'è chi ha gli occhi blu e chi per il bene di qualcun altro non riesce neanche ad alzare una cornetta: inutile perdita di tempo, energie e sentimenti tentare di cambiarlo, ricordate che anche le lenti a contatto marroni dopo un po' bruciano e invocano il collirio.
La mia vi sembra una visione pessimistica, triste, forse anche crudelmente cinica? Secondo me esiste una prospettiva peggiore a quella di stare da soli per tanto tempo ed è quella di decidere di stare con qualcuno semplicemente perché incapaci di gestire la propria solitudine.
Sia chiaro, la prima che la speranza romantica disneyana se la porta sottobraccio pure all'Esselunga insieme ai sacchetti rigidi riutilizzabili è la sottoscritta, sognando però di assomigliare a Mulan piuttosto che a una che se la ronfa aspettando che un maschio le salvi la vita con un bacio.
Prima di decidere di offrire a qualcuno tutto di te, compresi ingombranti difetti e manie, senza avere l'immediato impulso di cambiare e snaturarti per ricevere un sì sibilato da una bella dentatura, devi imparare a piacerti, tu. No, piacerti non basta: devi amare quel tuo dito storto, quella parolaccia che ti scappa forse troppo facilmente, il tono della tua voce quando sei incazzato e anche il modo in cui sembri ridicolo quando cerchi di dire una cosa carina. Venera il tuo non saper accettare i complimenti senza metterti ulteriormente in imbarazzo da solo, le tue ginocchia storte da sempre, la tua passione per la tua mamma, il tuo non digerire bene la verdura e il tuo concederti di mangiare i biscotti al cioccolato tra le lenzuola nei momenti di sconforto.
Ti piaci?
Bene, ora condividiti.
venerdì 19 aprile 2013
ma come ti vesti?
E' nota a tutti la difficoltà di conciliare vanità femminile ed equilibrio psicologico nella scelta di un outfit, anche quelle che dichiarano di essere immuni alle tentazioni della moda (credibili come le sostenitrici della teoria secondo la quale il tacco quindici è praticamente un massaggio thailandese ai piedi) dedicano manciate di minuti ed energie alla selezione di ciò che indosseranno.
Superata finalmente la fase in cui un arricciamento di labbra di mia madre era capace di farmi rituffare nell'armadio e cambiare completamente, ho imparato che vestirmi come mi pare non è solo un mio diritto ma anche un sanissimo atto liberatorio. Le strade italiane sono percorse tutti i giorni da migliaia di critici di moda con il tatto di Enzo Miccio e il diritto di giudicare di Carla Gozzi che sembrano non aspettare altro che una bella occasione per sparare una sentenza sulle scelte di abbigliamento dei passanti. Volete veramente rinunciare a essere passati ai raggi X da qualcuno di loro e ricambiare le cattiverie con un sorrisone colmo di grazia?
Ribadendo il sacro dovere di ogni essere umano di sparare un commento acido su chi da cassetti e ante ha dimenticato di estrarre il decoro, principio fondamentale del vestire, non posso che schifare l'orrenda e tipicamente italica abitudine di non rispettare le scelte degli altri.
Usanza difficile da estirpare ma veramente troppo fastidiosa per non essere combattuta, in primis dalla sottoscritta, che, fino a qualche passeggiata fa, era la prima a sputare sentenze.
Decido di professare questa mia nuova filosofia del "mi vesto come mi pare quanto lo puoi fare tu" non solo nella vita di tutti i giorni, regalando risatine ai miei compagni di università, ma anche a un evento mondano. Nel recarmi nel luogo del cocktail per la prima volta non percepisco minimamente il desiderio di essere uguale agli altri e cammino anche un po' più dritta del solito perché quello che vedo riflesso nelle vetrine mi piace proprio. Puro e sano, se non eccessivo, feticismo dell'ego. Il tutto coronato da un'entrata sorridente, la conquista di uno sguardo (magari schifato, ma chissenefrega conta lo stesso) di Inès de la Fressange e da un fotografo che mi si avvicina chiedendomi "Scusa, posso farti una foto?"
Incredulità al cubo : "A me??!"
Ho dei testimoni, Ferragni spostati.
Superata finalmente la fase in cui un arricciamento di labbra di mia madre era capace di farmi rituffare nell'armadio e cambiare completamente, ho imparato che vestirmi come mi pare non è solo un mio diritto ma anche un sanissimo atto liberatorio. Le strade italiane sono percorse tutti i giorni da migliaia di critici di moda con il tatto di Enzo Miccio e il diritto di giudicare di Carla Gozzi che sembrano non aspettare altro che una bella occasione per sparare una sentenza sulle scelte di abbigliamento dei passanti. Volete veramente rinunciare a essere passati ai raggi X da qualcuno di loro e ricambiare le cattiverie con un sorrisone colmo di grazia?
Ribadendo il sacro dovere di ogni essere umano di sparare un commento acido su chi da cassetti e ante ha dimenticato di estrarre il decoro, principio fondamentale del vestire, non posso che schifare l'orrenda e tipicamente italica abitudine di non rispettare le scelte degli altri.
Usanza difficile da estirpare ma veramente troppo fastidiosa per non essere combattuta, in primis dalla sottoscritta, che, fino a qualche passeggiata fa, era la prima a sputare sentenze.
Decido di professare questa mia nuova filosofia del "mi vesto come mi pare quanto lo puoi fare tu" non solo nella vita di tutti i giorni, regalando risatine ai miei compagni di università, ma anche a un evento mondano. Nel recarmi nel luogo del cocktail per la prima volta non percepisco minimamente il desiderio di essere uguale agli altri e cammino anche un po' più dritta del solito perché quello che vedo riflesso nelle vetrine mi piace proprio. Puro e sano, se non eccessivo, feticismo dell'ego. Il tutto coronato da un'entrata sorridente, la conquista di uno sguardo (magari schifato, ma chissenefrega conta lo stesso) di Inès de la Fressange e da un fotografo che mi si avvicina chiedendomi "Scusa, posso farti una foto?"
Incredulità al cubo : "A me??!"
Ho dei testimoni, Ferragni spostati.
martedì 2 aprile 2013
fotoigienici
In un'era dove le persone sono schiave dell'immagine e tutti ambiscono a modelli estetici inverosimili parliamo di un argomento originale: la fotogenia.
Sia benedetto il Mac che come gli specchi di Zara un po' ci snellisce e un po' ci migliora in Photo Booth tramutando gli scatti narcisistici dei nostri momenti di noia in qualcosa di appena pubblicabile su Facebook. Siano lodati i filtri di Instagram che, creando un'ombra strategica appena sotto il nostro zigomo, ci rendono competitive nel confronto con qualche blogger dal make-up griffato e fanno sembrare i quattro salti in padella che abbiamo appena scaraventato nel piatto del nostro servizio buono Ikea, una creazione a quattro mani di Cracco e Barbieri.
Nonostante gli aiuti offerti dagli ultimi ritrovati della tecnologia ci sono delle fotografie alle quali non sei preparata e che riescono a cogliere tutto il brutto del tuo aspetto, tutto insieme, anche quello che, francamente, nello specchio due ore prima non ti sembrava di aver visto. E mentre cerchi di recuperare i cocci della sezione vanitosa della tua autostima facendoti del training autogeno mentre ti stagghi da ogni obbrobrioso ritratto ecco lì lei, miss perfezione, che ti guarda in tutta la sua non ignorabile strafigaggine, sorridendo, da ogni foto. O-g-n-i singola foto. Incuriosita dal fenomeno della fotogenia patologica ho cominciato a guardarmi intorno ed ecco lì, nascosti in mezzo a noi persone comuni, dei portatori fighi di faccia-da-foto. Questa rara specie, in via d'espansione grazie alla diffusione della plastic surgery e di flash sempre più potenti, ha sviluppato un acuto olfatto in grado di carpire un apparecchio dotato di obiettivo e zoom a sessanta metri di distanza. Non appena l'esemplare capisce di trovarsi nell'inquadratura di una foto, che si trovi in primo piano o sul parapendio sospeso a cento metri sopra la testa della Bundchen che posa per GQ, ecco che assume una particolare posizione (ogni soggetto ne predilige una diversa) e, tirando in fuori le labbra e irrigidendo la mascella è pronto per essere immortalato.
E' bene ricordare però che è solo grazie alla pratica portata avanti fin da cuccioli che questi simpatici esseri viventi sono capaci di risultare così esteticamente gradevoli in foto.
Voi siete disposti a rischiare una solitaria paresi facciale davanti allo specchio o preferite sperare, romanticamente sospiranti, in una foto futura in cui verrete stupendamente un po' come si spera nella venuta del principe azzurro e della Nutella a calorie zero?
Sia benedetto il Mac che come gli specchi di Zara un po' ci snellisce e un po' ci migliora in Photo Booth tramutando gli scatti narcisistici dei nostri momenti di noia in qualcosa di appena pubblicabile su Facebook. Siano lodati i filtri di Instagram che, creando un'ombra strategica appena sotto il nostro zigomo, ci rendono competitive nel confronto con qualche blogger dal make-up griffato e fanno sembrare i quattro salti in padella che abbiamo appena scaraventato nel piatto del nostro servizio buono Ikea, una creazione a quattro mani di Cracco e Barbieri.
Nonostante gli aiuti offerti dagli ultimi ritrovati della tecnologia ci sono delle fotografie alle quali non sei preparata e che riescono a cogliere tutto il brutto del tuo aspetto, tutto insieme, anche quello che, francamente, nello specchio due ore prima non ti sembrava di aver visto. E mentre cerchi di recuperare i cocci della sezione vanitosa della tua autostima facendoti del training autogeno mentre ti stagghi da ogni obbrobrioso ritratto ecco lì lei, miss perfezione, che ti guarda in tutta la sua non ignorabile strafigaggine, sorridendo, da ogni foto. O-g-n-i singola foto. Incuriosita dal fenomeno della fotogenia patologica ho cominciato a guardarmi intorno ed ecco lì, nascosti in mezzo a noi persone comuni, dei portatori fighi di faccia-da-foto. Questa rara specie, in via d'espansione grazie alla diffusione della plastic surgery e di flash sempre più potenti, ha sviluppato un acuto olfatto in grado di carpire un apparecchio dotato di obiettivo e zoom a sessanta metri di distanza. Non appena l'esemplare capisce di trovarsi nell'inquadratura di una foto, che si trovi in primo piano o sul parapendio sospeso a cento metri sopra la testa della Bundchen che posa per GQ, ecco che assume una particolare posizione (ogni soggetto ne predilige una diversa) e, tirando in fuori le labbra e irrigidendo la mascella è pronto per essere immortalato.
E' bene ricordare però che è solo grazie alla pratica portata avanti fin da cuccioli che questi simpatici esseri viventi sono capaci di risultare così esteticamente gradevoli in foto.
Voi siete disposti a rischiare una solitaria paresi facciale davanti allo specchio o preferite sperare, romanticamente sospiranti, in una foto futura in cui verrete stupendamente un po' come si spera nella venuta del principe azzurro e della Nutella a calorie zero?
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