venerdì 19 aprile 2013

ma come ti vesti?

E' nota a tutti la difficoltà di conciliare vanità femminile ed equilibrio psicologico nella scelta di un outfit, anche quelle che dichiarano di essere immuni alle tentazioni della moda (credibili come le sostenitrici della teoria secondo la quale il tacco quindici è praticamente un massaggio thailandese ai piedi) dedicano manciate di minuti ed energie alla selezione di ciò che indosseranno.
Superata finalmente la fase in cui un arricciamento di labbra di mia madre era capace di farmi rituffare nell'armadio e cambiare completamente, ho imparato che vestirmi come mi pare non è solo un mio diritto ma anche un sanissimo atto liberatorio. Le strade italiane sono percorse tutti i giorni da migliaia di critici di moda con il tatto di Enzo Miccio e il diritto di giudicare di Carla Gozzi che sembrano non aspettare altro che una bella occasione per sparare una sentenza sulle scelte di abbigliamento dei passanti. Volete veramente rinunciare a essere passati ai raggi X da qualcuno di loro e ricambiare le cattiverie con un sorrisone colmo di grazia?
Ribadendo il sacro dovere di ogni essere umano di sparare un commento acido su chi da cassetti e ante ha dimenticato di estrarre il decoro, principio fondamentale del vestire, non posso che schifare l'orrenda e tipicamente italica abitudine di non rispettare le scelte degli altri.
Usanza difficile da estirpare ma veramente troppo fastidiosa per non essere combattuta, in primis dalla sottoscritta, che, fino a qualche passeggiata fa, era la prima a sputare sentenze.
Decido di professare questa mia nuova filosofia del "mi vesto come mi pare quanto lo puoi fare tu" non solo nella vita di tutti i giorni, regalando risatine ai miei compagni di università, ma anche a un evento mondano. Nel recarmi nel luogo del cocktail per la prima volta non percepisco minimamente il desiderio di essere uguale agli altri e cammino anche un po' più dritta del solito perché quello che vedo riflesso nelle vetrine mi piace proprio. Puro e sano, se non eccessivo, feticismo dell'ego. Il tutto coronato da un'entrata sorridente, la conquista di uno sguardo (magari schifato, ma chissenefrega conta lo stesso) di Inès de la Fressange e da un fotografo che mi si avvicina chiedendomi "Scusa, posso farti una foto?"
Incredulità al cubo : "A me??!"
Ho dei testimoni, Ferragni spostati.

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