Tra uno scroscio di pioggia e l'altro ho giusto il tempo di scegliere con cura il momento più stupido per lavarmi i capelli, ma anche di accorgermi di tante cose alle quali non avevo mai fatto caso, alcune delle quali vorrei condividere con voi.
Forse non sapete che oltre alla maglietta "Stasera faccio la brava" esiste anche la versione al maschile (e chi ha il coraggio di indossarla), e che anche gli uomini si specchiano nelle vetrine. Forse nessuno vi ha mai detto che coloro che dicono di odiare i bambini sono quelli che tutte le sere vanno a letto desiderandone uno, e che alcuni modelli Hogan ve li comprereste anche voi che definite Della Valle il Satana della moda giovane.
Magari la mamma, o chi per lei, si è dimenticata di dirvi che ci si può tagliare anche tenendo il coltello dalla parte del manico, che non è la razionalità la parte migliore di noi e che le fighe con le gambe da fenicottero che vi sovrastano, il più delle volte hanno il piede più lungo di quello che gli apre la portiera e gli offre il vinello il giovedì al Tasca.
Mi sa che sapete già che chi dice di odiare i social network ci passa ogni minuto della giornata e ne riesce a carpire anche cazzi vostri che vi guardate bene dal pubblicare, che nessuno esce davvero "da una storia importante" quando dice "esco da una storia importante", che chi ti chiede che lavoro fai non aspetta altro che vantarsi della propria occupazione, che chi "sta bene da solo" ha istinti omicidi verso qualsiasi coppietta decida di condividere un bacio entro la sua visuale. Chi "vive in studio" probabilmente non è abbastanza simpatico da guadagnarsi un invito a pranzo dei suoi colleghi e, nonostante i suoi gloriosi racconti, non regge le sorti di cause milionarie ma, ogni tanto, fa qualche fotocopia.
Meglio sapere subito che la prima impressione conta e che quelli che i vostri amici vi vogliono appioppare con appuntamenti al buio e che vengono descritti come "simpatici", "in gamba", "con dei bellissimi occhi" si riveleranno di una bruttezza incomparabile.
Io vi ho avvisati, vi prego voi avvisate me.
P.S. Donna, se fai la piega viene a piovere, sicuro. Imparruccati responsabilmente.
lunedì 13 maggio 2013
domenica 28 aprile 2013
10 motivi perché il mio principe azzurro si lasci disarcionare e calpestare dal suo bianco destriero
1) Spremo il dentifricio dal centro del tubetto, sempre e comunque e, quando ne rimane pochissimo, striscio istericamente il suddetto tubetto su e giù per il bordo del lavandino tenendolo per le estremità, cercando di ricavarne qualche goccia, almeno da correggere l'alito mattiniero;
2) D'inverno me ne fotto della pedicure, inibita, confesso, dal pensiero delle conseguenze del precoce matrimonio tra unghia smaltata e calzino;
3) Parlo e piango (anche contemporaneamente) davanti a qualsiasi film e documentario, con una predilezione per Ozpetek e Muccino ma anche con High School Musical mi cala la lacrima, e dico "Si baaaaciano" quando finalmente i due protagonisti decidono di coronare la loro storia d'ammmore con una sana slinguazzata;
4) Mi dimentico di date, anniversari e compleanni con una disinvoltura che manco il peggio cinquantenne annoiato della sua vita di marito in un libro della Dunne;
5) Nel vestirmi ho una particolare predilezione per il variopinto, di cui vado fiera e nella scelta dei miei look spesso ostento il senso della misura di Kim Kardashian gravida e nuoto a stile libero a largo della modestia;
6) Soprattutto quando vorrei (e quando dovrei) farlo, non sono capace di fingere alcun sentimento, non so camuffare la noia, sono completamente incapace di non aggrottare la fronte davanti alle manifestazioni dell'idiozia umana, sono, insomma, una "diplomatica mancata", una "diplomantica";
7) Mi scappano parolacce, uso espressioni come "che sbatti", "si è fatta una certa", "hai rotto" ma, ci tengo a farlo notare, ho una certa padronanza del congiuntivo;
8) Non ho ancora fatto mia, alla veneranda età di vent'anni, l'abilità di mangiare col rossetto senza trasformare il tovagliolo nel set di un film splatter;
9) Sono spudoratamente (e sinceramente) invidiosa delle fighe, anche di quelle che non fanno loro lo stesso cuore che sto bramando io;
10) Non ho intenzione di cambiare una virgola dei 9 punti precedenti.
2) D'inverno me ne fotto della pedicure, inibita, confesso, dal pensiero delle conseguenze del precoce matrimonio tra unghia smaltata e calzino;
3) Parlo e piango (anche contemporaneamente) davanti a qualsiasi film e documentario, con una predilezione per Ozpetek e Muccino ma anche con High School Musical mi cala la lacrima, e dico "Si baaaaciano" quando finalmente i due protagonisti decidono di coronare la loro storia d'ammmore con una sana slinguazzata;
4) Mi dimentico di date, anniversari e compleanni con una disinvoltura che manco il peggio cinquantenne annoiato della sua vita di marito in un libro della Dunne;
5) Nel vestirmi ho una particolare predilezione per il variopinto, di cui vado fiera e nella scelta dei miei look spesso ostento il senso della misura di Kim Kardashian gravida e nuoto a stile libero a largo della modestia;
6) Soprattutto quando vorrei (e quando dovrei) farlo, non sono capace di fingere alcun sentimento, non so camuffare la noia, sono completamente incapace di non aggrottare la fronte davanti alle manifestazioni dell'idiozia umana, sono, insomma, una "diplomatica mancata", una "diplomantica";
7) Mi scappano parolacce, uso espressioni come "che sbatti", "si è fatta una certa", "hai rotto" ma, ci tengo a farlo notare, ho una certa padronanza del congiuntivo;
8) Non ho ancora fatto mia, alla veneranda età di vent'anni, l'abilità di mangiare col rossetto senza trasformare il tovagliolo nel set di un film splatter;
9) Sono spudoratamente (e sinceramente) invidiosa delle fighe, anche di quelle che non fanno loro lo stesso cuore che sto bramando io;
10) Non ho intenzione di cambiare una virgola dei 9 punti precedenti.
domenica 21 aprile 2013
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E fissando il soffitto una insonne notte di aprile ti rendi conto del fatto che la vita non è un film francese indipendente: non si incontra la propria anima gemella alle presentazioni dei libri.
La vita non è neanche un provocatorio serial americano: quello in coda davanti a voi al supermercato non è un umile imprenditore milionario anche un po' cardiochirurgo di medici senza frontiere che muore dalla voglia di di saltarvi addosso. Nessuno al primo appuntamento vi sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio mentre decanta al contrario e su un piede solo i settantordici motivi per cui l'asimmetria del vostro naso è così sexy per lui.
La vita non è una favola e guarda un po' esiste anche la possibilità che vi ritroviate a trascorrerne la parte più significativa (in senso qualitativo o meramente quantitativo che sia) da soli.
Ebbene sì, non è mica obbligatorio trovare, riconoscere ed accogliere bendisposti le avances, i baci, le mani di qualcun altro su di noi.
E non tutti abbiamo ereditato il gene del compromesso, c'è chi ha gli occhi blu e chi per il bene di qualcun altro non riesce neanche ad alzare una cornetta: inutile perdita di tempo, energie e sentimenti tentare di cambiarlo, ricordate che anche le lenti a contatto marroni dopo un po' bruciano e invocano il collirio.
La mia vi sembra una visione pessimistica, triste, forse anche crudelmente cinica? Secondo me esiste una prospettiva peggiore a quella di stare da soli per tanto tempo ed è quella di decidere di stare con qualcuno semplicemente perché incapaci di gestire la propria solitudine.
Sia chiaro, la prima che la speranza romantica disneyana se la porta sottobraccio pure all'Esselunga insieme ai sacchetti rigidi riutilizzabili è la sottoscritta, sognando però di assomigliare a Mulan piuttosto che a una che se la ronfa aspettando che un maschio le salvi la vita con un bacio.
Prima di decidere di offrire a qualcuno tutto di te, compresi ingombranti difetti e manie, senza avere l'immediato impulso di cambiare e snaturarti per ricevere un sì sibilato da una bella dentatura, devi imparare a piacerti, tu. No, piacerti non basta: devi amare quel tuo dito storto, quella parolaccia che ti scappa forse troppo facilmente, il tono della tua voce quando sei incazzato e anche il modo in cui sembri ridicolo quando cerchi di dire una cosa carina. Venera il tuo non saper accettare i complimenti senza metterti ulteriormente in imbarazzo da solo, le tue ginocchia storte da sempre, la tua passione per la tua mamma, il tuo non digerire bene la verdura e il tuo concederti di mangiare i biscotti al cioccolato tra le lenzuola nei momenti di sconforto.
Ti piaci?
Bene, ora condividiti.
La vita non è neanche un provocatorio serial americano: quello in coda davanti a voi al supermercato non è un umile imprenditore milionario anche un po' cardiochirurgo di medici senza frontiere che muore dalla voglia di di saltarvi addosso. Nessuno al primo appuntamento vi sposta una ciocca di capelli dietro all'orecchio mentre decanta al contrario e su un piede solo i settantordici motivi per cui l'asimmetria del vostro naso è così sexy per lui.
La vita non è una favola e guarda un po' esiste anche la possibilità che vi ritroviate a trascorrerne la parte più significativa (in senso qualitativo o meramente quantitativo che sia) da soli.
Ebbene sì, non è mica obbligatorio trovare, riconoscere ed accogliere bendisposti le avances, i baci, le mani di qualcun altro su di noi.
E non tutti abbiamo ereditato il gene del compromesso, c'è chi ha gli occhi blu e chi per il bene di qualcun altro non riesce neanche ad alzare una cornetta: inutile perdita di tempo, energie e sentimenti tentare di cambiarlo, ricordate che anche le lenti a contatto marroni dopo un po' bruciano e invocano il collirio.
La mia vi sembra una visione pessimistica, triste, forse anche crudelmente cinica? Secondo me esiste una prospettiva peggiore a quella di stare da soli per tanto tempo ed è quella di decidere di stare con qualcuno semplicemente perché incapaci di gestire la propria solitudine.
Sia chiaro, la prima che la speranza romantica disneyana se la porta sottobraccio pure all'Esselunga insieme ai sacchetti rigidi riutilizzabili è la sottoscritta, sognando però di assomigliare a Mulan piuttosto che a una che se la ronfa aspettando che un maschio le salvi la vita con un bacio.
Prima di decidere di offrire a qualcuno tutto di te, compresi ingombranti difetti e manie, senza avere l'immediato impulso di cambiare e snaturarti per ricevere un sì sibilato da una bella dentatura, devi imparare a piacerti, tu. No, piacerti non basta: devi amare quel tuo dito storto, quella parolaccia che ti scappa forse troppo facilmente, il tono della tua voce quando sei incazzato e anche il modo in cui sembri ridicolo quando cerchi di dire una cosa carina. Venera il tuo non saper accettare i complimenti senza metterti ulteriormente in imbarazzo da solo, le tue ginocchia storte da sempre, la tua passione per la tua mamma, il tuo non digerire bene la verdura e il tuo concederti di mangiare i biscotti al cioccolato tra le lenzuola nei momenti di sconforto.
Ti piaci?
Bene, ora condividiti.
venerdì 19 aprile 2013
ma come ti vesti?
E' nota a tutti la difficoltà di conciliare vanità femminile ed equilibrio psicologico nella scelta di un outfit, anche quelle che dichiarano di essere immuni alle tentazioni della moda (credibili come le sostenitrici della teoria secondo la quale il tacco quindici è praticamente un massaggio thailandese ai piedi) dedicano manciate di minuti ed energie alla selezione di ciò che indosseranno.
Superata finalmente la fase in cui un arricciamento di labbra di mia madre era capace di farmi rituffare nell'armadio e cambiare completamente, ho imparato che vestirmi come mi pare non è solo un mio diritto ma anche un sanissimo atto liberatorio. Le strade italiane sono percorse tutti i giorni da migliaia di critici di moda con il tatto di Enzo Miccio e il diritto di giudicare di Carla Gozzi che sembrano non aspettare altro che una bella occasione per sparare una sentenza sulle scelte di abbigliamento dei passanti. Volete veramente rinunciare a essere passati ai raggi X da qualcuno di loro e ricambiare le cattiverie con un sorrisone colmo di grazia?
Ribadendo il sacro dovere di ogni essere umano di sparare un commento acido su chi da cassetti e ante ha dimenticato di estrarre il decoro, principio fondamentale del vestire, non posso che schifare l'orrenda e tipicamente italica abitudine di non rispettare le scelte degli altri.
Usanza difficile da estirpare ma veramente troppo fastidiosa per non essere combattuta, in primis dalla sottoscritta, che, fino a qualche passeggiata fa, era la prima a sputare sentenze.
Decido di professare questa mia nuova filosofia del "mi vesto come mi pare quanto lo puoi fare tu" non solo nella vita di tutti i giorni, regalando risatine ai miei compagni di università, ma anche a un evento mondano. Nel recarmi nel luogo del cocktail per la prima volta non percepisco minimamente il desiderio di essere uguale agli altri e cammino anche un po' più dritta del solito perché quello che vedo riflesso nelle vetrine mi piace proprio. Puro e sano, se non eccessivo, feticismo dell'ego. Il tutto coronato da un'entrata sorridente, la conquista di uno sguardo (magari schifato, ma chissenefrega conta lo stesso) di Inès de la Fressange e da un fotografo che mi si avvicina chiedendomi "Scusa, posso farti una foto?"
Incredulità al cubo : "A me??!"
Ho dei testimoni, Ferragni spostati.
Superata finalmente la fase in cui un arricciamento di labbra di mia madre era capace di farmi rituffare nell'armadio e cambiare completamente, ho imparato che vestirmi come mi pare non è solo un mio diritto ma anche un sanissimo atto liberatorio. Le strade italiane sono percorse tutti i giorni da migliaia di critici di moda con il tatto di Enzo Miccio e il diritto di giudicare di Carla Gozzi che sembrano non aspettare altro che una bella occasione per sparare una sentenza sulle scelte di abbigliamento dei passanti. Volete veramente rinunciare a essere passati ai raggi X da qualcuno di loro e ricambiare le cattiverie con un sorrisone colmo di grazia?
Ribadendo il sacro dovere di ogni essere umano di sparare un commento acido su chi da cassetti e ante ha dimenticato di estrarre il decoro, principio fondamentale del vestire, non posso che schifare l'orrenda e tipicamente italica abitudine di non rispettare le scelte degli altri.
Usanza difficile da estirpare ma veramente troppo fastidiosa per non essere combattuta, in primis dalla sottoscritta, che, fino a qualche passeggiata fa, era la prima a sputare sentenze.
Decido di professare questa mia nuova filosofia del "mi vesto come mi pare quanto lo puoi fare tu" non solo nella vita di tutti i giorni, regalando risatine ai miei compagni di università, ma anche a un evento mondano. Nel recarmi nel luogo del cocktail per la prima volta non percepisco minimamente il desiderio di essere uguale agli altri e cammino anche un po' più dritta del solito perché quello che vedo riflesso nelle vetrine mi piace proprio. Puro e sano, se non eccessivo, feticismo dell'ego. Il tutto coronato da un'entrata sorridente, la conquista di uno sguardo (magari schifato, ma chissenefrega conta lo stesso) di Inès de la Fressange e da un fotografo che mi si avvicina chiedendomi "Scusa, posso farti una foto?"
Incredulità al cubo : "A me??!"
Ho dei testimoni, Ferragni spostati.
martedì 2 aprile 2013
fotoigienici
In un'era dove le persone sono schiave dell'immagine e tutti ambiscono a modelli estetici inverosimili parliamo di un argomento originale: la fotogenia.
Sia benedetto il Mac che come gli specchi di Zara un po' ci snellisce e un po' ci migliora in Photo Booth tramutando gli scatti narcisistici dei nostri momenti di noia in qualcosa di appena pubblicabile su Facebook. Siano lodati i filtri di Instagram che, creando un'ombra strategica appena sotto il nostro zigomo, ci rendono competitive nel confronto con qualche blogger dal make-up griffato e fanno sembrare i quattro salti in padella che abbiamo appena scaraventato nel piatto del nostro servizio buono Ikea, una creazione a quattro mani di Cracco e Barbieri.
Nonostante gli aiuti offerti dagli ultimi ritrovati della tecnologia ci sono delle fotografie alle quali non sei preparata e che riescono a cogliere tutto il brutto del tuo aspetto, tutto insieme, anche quello che, francamente, nello specchio due ore prima non ti sembrava di aver visto. E mentre cerchi di recuperare i cocci della sezione vanitosa della tua autostima facendoti del training autogeno mentre ti stagghi da ogni obbrobrioso ritratto ecco lì lei, miss perfezione, che ti guarda in tutta la sua non ignorabile strafigaggine, sorridendo, da ogni foto. O-g-n-i singola foto. Incuriosita dal fenomeno della fotogenia patologica ho cominciato a guardarmi intorno ed ecco lì, nascosti in mezzo a noi persone comuni, dei portatori fighi di faccia-da-foto. Questa rara specie, in via d'espansione grazie alla diffusione della plastic surgery e di flash sempre più potenti, ha sviluppato un acuto olfatto in grado di carpire un apparecchio dotato di obiettivo e zoom a sessanta metri di distanza. Non appena l'esemplare capisce di trovarsi nell'inquadratura di una foto, che si trovi in primo piano o sul parapendio sospeso a cento metri sopra la testa della Bundchen che posa per GQ, ecco che assume una particolare posizione (ogni soggetto ne predilige una diversa) e, tirando in fuori le labbra e irrigidendo la mascella è pronto per essere immortalato.
E' bene ricordare però che è solo grazie alla pratica portata avanti fin da cuccioli che questi simpatici esseri viventi sono capaci di risultare così esteticamente gradevoli in foto.
Voi siete disposti a rischiare una solitaria paresi facciale davanti allo specchio o preferite sperare, romanticamente sospiranti, in una foto futura in cui verrete stupendamente un po' come si spera nella venuta del principe azzurro e della Nutella a calorie zero?
Sia benedetto il Mac che come gli specchi di Zara un po' ci snellisce e un po' ci migliora in Photo Booth tramutando gli scatti narcisistici dei nostri momenti di noia in qualcosa di appena pubblicabile su Facebook. Siano lodati i filtri di Instagram che, creando un'ombra strategica appena sotto il nostro zigomo, ci rendono competitive nel confronto con qualche blogger dal make-up griffato e fanno sembrare i quattro salti in padella che abbiamo appena scaraventato nel piatto del nostro servizio buono Ikea, una creazione a quattro mani di Cracco e Barbieri.
Nonostante gli aiuti offerti dagli ultimi ritrovati della tecnologia ci sono delle fotografie alle quali non sei preparata e che riescono a cogliere tutto il brutto del tuo aspetto, tutto insieme, anche quello che, francamente, nello specchio due ore prima non ti sembrava di aver visto. E mentre cerchi di recuperare i cocci della sezione vanitosa della tua autostima facendoti del training autogeno mentre ti stagghi da ogni obbrobrioso ritratto ecco lì lei, miss perfezione, che ti guarda in tutta la sua non ignorabile strafigaggine, sorridendo, da ogni foto. O-g-n-i singola foto. Incuriosita dal fenomeno della fotogenia patologica ho cominciato a guardarmi intorno ed ecco lì, nascosti in mezzo a noi persone comuni, dei portatori fighi di faccia-da-foto. Questa rara specie, in via d'espansione grazie alla diffusione della plastic surgery e di flash sempre più potenti, ha sviluppato un acuto olfatto in grado di carpire un apparecchio dotato di obiettivo e zoom a sessanta metri di distanza. Non appena l'esemplare capisce di trovarsi nell'inquadratura di una foto, che si trovi in primo piano o sul parapendio sospeso a cento metri sopra la testa della Bundchen che posa per GQ, ecco che assume una particolare posizione (ogni soggetto ne predilige una diversa) e, tirando in fuori le labbra e irrigidendo la mascella è pronto per essere immortalato.
E' bene ricordare però che è solo grazie alla pratica portata avanti fin da cuccioli che questi simpatici esseri viventi sono capaci di risultare così esteticamente gradevoli in foto.
Voi siete disposti a rischiare una solitaria paresi facciale davanti allo specchio o preferite sperare, romanticamente sospiranti, in una foto futura in cui verrete stupendamente un po' come si spera nella venuta del principe azzurro e della Nutella a calorie zero?
lunedì 25 febbraio 2013
To(d's)tta
Con il primo, non troppo glamour, sbadiglio di sabato 23 febbraio comincia ufficialmente la mia giornata da blogger. Gli esami sono finiti, ho fissato per oggi la mia piega semestrale dal parrucchiere e alle 18 Tod's mi ha invitata alla inaugurazione della sua mostra Timeless Icon dedicata a Lady D.
Cosa ci vuole a fare la (un-po')fashion-blogger? Nel primo pomeriggio esco di casa ricoperta di strati griffati e con in borsa un ombrello per proteggere il capello appena fatto in caso di non troppo impreviste precipitazioni. Due chiacchiere e un paio di sforbiciate in compagnia del mio psicoanalista-parrucchiere e super piega direttamente dalle manine che avevano appena pettinato Maria Grazia Cucinotta. Torno a casa fortunatamente senza incappare in pioggia o neve e mentre mi preparo un the do un'occhiata all'orologio: accidenti è già ora di prepararsi. Da brava maniaca dell'ordine avevo predisposto da dodici giorni i capi che avrei indossato ma al momento della prova quello che vedo nello specchio non mi piace, per niente. Improvvisamente vengo presa dall'agitazione tipica di chi come me è vanitoso e non sa arrivare in ritardo. Mi catapulto in camera mia, spalanco l'armadio e, con la dimestichezza di una concorrente di Shopping Night, mi lancio nella ricerca di un vestito degno dell'occasione. Dopo una buona mezz'ora di inutili prove e una completa detonazione di due camere e un bagno, ecco l'illuminazione: l'armadio di mammina. Ringrazio il cielo di non avere una mamma amish o con il gusto di Simona Ventura. Trovo praticamente subito quello che mi serve e con camicia, cappotto e borsa trafugate sono finalmente pronta. Cerco di fare un minimo di ordine in camera mia ma mi vedo costretta a lasciare sulla porta un post-it che dice "domani riordino, sono in ritardissimo". Quando apro la porta scopro che ha cominciato a piovere con una certa intensità e che devo quindi rinunciare a una delle mie passeggiate fino alla metropolitana a favore di una corsa in taxi. In poco tempo arrivo al PAC in Via Palestro 16 e, dopo aver pronunciato il mio nome un paio di volte e aver consegnato il mio davvero poco fashion ombrello col manico a forma di papera a una hostess, implorandola di nasconderlo, eccomi in un altro mondo.
Un universo parallelo dove gli uomini se la tirano più delle loro fidanzate e le donne, compresa la sottoscritta, non vogliono catturare gli sguardi dei maschi etero ma bramano quelli delle altre fanciulle presenti e dei gay. Recuperato un bicchiere di champagne e individuate le facce amiche diventa istantaneamente più facile mantenere l'equilibrio sui tacchi e gongolo senza il minimo ritegno davanti ai complimenti che mi vengono fatti per quello che scrivo. Qualcuno si azzarda addirittura a dirmi che sono in splendida forma, stampandomi in faccia un irritante sorriso compiaciuto.
Dopo aver fatto un rituale giro per i tre spazi adibiti all'esposizione delle foto della principessa Diana, senza peraltro dover minimamente fingere l'interesse per le stupende immagini, vedo che hanno appena fatto il loro ingresso al PAC Patrizia e Maurizio, o meglio Patti e Mauri, cari amici dei miei genitori e anche della sottoscritta. Ho sempre guardato Maurizio con la venerazione con cui una figlia femmina guarda il suo papà e rimango stupita nel vedere come in un ambiente come questo, che per lui corrisponde a quello lavorativo, lui abbia lo stesso atteggiamento con cui affronta le nove buche con me la domenica al golf. In questo ma anche nell'attenzione per le persone con cui viene in contatto e nella pungente ironia assomiglia al mio papà che, istantaneamente, mi manca un po' meno. Sua moglie Patrizia è una delle donne delle quali apprezzo maggiormente la bellezza e quella alla quale invidio di più il gusto nel vestire. Mi sciolgo ogni volta che mi presta o dona un pezzettino del suo armadio. Oggi, come sempre, è affettuosissima: mi riempie di complimenti e riesce a farmi arrossire come mai prima mentre mi presenta a tutte le sue amiche, consigliando a tutte loro la lettura di The Brunette Cake. Mentre parlo di quello che faccio e di quello che studio mi fanno notare che "caspita se ho le idee chiare" e in effetti saranno le bolle o la vista del mondo dall'alto dello stiletto ma ho l'impressione di sapere cosa voglio e, a dirla tutta, mi sembra di stare già facendo un po' quello che voglio, qui. Ad un certo punto, in seguito alla mia richiesta di essere ritratta dalla fotocamera del suo iPhone, colei che mi ha invitata mi lancia davanti ai fotografi, quelli seri. Qualcuno si chiede chi sia questa altissima outsider ma ben presto deduce dalla mia pochissima dimestichezza come modella che si tratta di una povera sfigata wannabe. Olivia Palermo non si sarà presentata ma una diciannovenne non troppo fotogenica ha avuto il suo momento-Ferragni, squisito (e bramato) come il bicchiere di acqua frizzante dopo una fetta di torta al cioccolato.
Cosa ci vuole a fare la (un-po')fashion-blogger? Nel primo pomeriggio esco di casa ricoperta di strati griffati e con in borsa un ombrello per proteggere il capello appena fatto in caso di non troppo impreviste precipitazioni. Due chiacchiere e un paio di sforbiciate in compagnia del mio psicoanalista-parrucchiere e super piega direttamente dalle manine che avevano appena pettinato Maria Grazia Cucinotta. Torno a casa fortunatamente senza incappare in pioggia o neve e mentre mi preparo un the do un'occhiata all'orologio: accidenti è già ora di prepararsi. Da brava maniaca dell'ordine avevo predisposto da dodici giorni i capi che avrei indossato ma al momento della prova quello che vedo nello specchio non mi piace, per niente. Improvvisamente vengo presa dall'agitazione tipica di chi come me è vanitoso e non sa arrivare in ritardo. Mi catapulto in camera mia, spalanco l'armadio e, con la dimestichezza di una concorrente di Shopping Night, mi lancio nella ricerca di un vestito degno dell'occasione. Dopo una buona mezz'ora di inutili prove e una completa detonazione di due camere e un bagno, ecco l'illuminazione: l'armadio di mammina. Ringrazio il cielo di non avere una mamma amish o con il gusto di Simona Ventura. Trovo praticamente subito quello che mi serve e con camicia, cappotto e borsa trafugate sono finalmente pronta. Cerco di fare un minimo di ordine in camera mia ma mi vedo costretta a lasciare sulla porta un post-it che dice "domani riordino, sono in ritardissimo". Quando apro la porta scopro che ha cominciato a piovere con una certa intensità e che devo quindi rinunciare a una delle mie passeggiate fino alla metropolitana a favore di una corsa in taxi. In poco tempo arrivo al PAC in Via Palestro 16 e, dopo aver pronunciato il mio nome un paio di volte e aver consegnato il mio davvero poco fashion ombrello col manico a forma di papera a una hostess, implorandola di nasconderlo, eccomi in un altro mondo.
Un universo parallelo dove gli uomini se la tirano più delle loro fidanzate e le donne, compresa la sottoscritta, non vogliono catturare gli sguardi dei maschi etero ma bramano quelli delle altre fanciulle presenti e dei gay. Recuperato un bicchiere di champagne e individuate le facce amiche diventa istantaneamente più facile mantenere l'equilibrio sui tacchi e gongolo senza il minimo ritegno davanti ai complimenti che mi vengono fatti per quello che scrivo. Qualcuno si azzarda addirittura a dirmi che sono in splendida forma, stampandomi in faccia un irritante sorriso compiaciuto.
Dopo aver fatto un rituale giro per i tre spazi adibiti all'esposizione delle foto della principessa Diana, senza peraltro dover minimamente fingere l'interesse per le stupende immagini, vedo che hanno appena fatto il loro ingresso al PAC Patrizia e Maurizio, o meglio Patti e Mauri, cari amici dei miei genitori e anche della sottoscritta. Ho sempre guardato Maurizio con la venerazione con cui una figlia femmina guarda il suo papà e rimango stupita nel vedere come in un ambiente come questo, che per lui corrisponde a quello lavorativo, lui abbia lo stesso atteggiamento con cui affronta le nove buche con me la domenica al golf. In questo ma anche nell'attenzione per le persone con cui viene in contatto e nella pungente ironia assomiglia al mio papà che, istantaneamente, mi manca un po' meno. Sua moglie Patrizia è una delle donne delle quali apprezzo maggiormente la bellezza e quella alla quale invidio di più il gusto nel vestire. Mi sciolgo ogni volta che mi presta o dona un pezzettino del suo armadio. Oggi, come sempre, è affettuosissima: mi riempie di complimenti e riesce a farmi arrossire come mai prima mentre mi presenta a tutte le sue amiche, consigliando a tutte loro la lettura di The Brunette Cake. Mentre parlo di quello che faccio e di quello che studio mi fanno notare che "caspita se ho le idee chiare" e in effetti saranno le bolle o la vista del mondo dall'alto dello stiletto ma ho l'impressione di sapere cosa voglio e, a dirla tutta, mi sembra di stare già facendo un po' quello che voglio, qui. Ad un certo punto, in seguito alla mia richiesta di essere ritratta dalla fotocamera del suo iPhone, colei che mi ha invitata mi lancia davanti ai fotografi, quelli seri. Qualcuno si chiede chi sia questa altissima outsider ma ben presto deduce dalla mia pochissima dimestichezza come modella che si tratta di una povera sfigata wannabe. Olivia Palermo non si sarà presentata ma una diciannovenne non troppo fotogenica ha avuto il suo momento-Ferragni, squisito (e bramato) come il bicchiere di acqua frizzante dopo una fetta di torta al cioccolato.
lunedì 18 febbraio 2013
nuove aperture
Ucci ucci sento odor di San Valentino e anche di Magna Pars e da pura single all'invito a partecipare, il 14 febbraio, all'inaugurazione del Magno hotel in via Forcella (zona Tortona) non posso proprio dire di no.
Superbicchiere di vino per sciogliere la milanesaggine al Tasca e poi via, accompagnata da due ninfe modaiole, verso la lussuosa location.
A questi eventi le donne hanno tutte il boccolo definito e con la loro manicure senza uno sbecco stringono borse che costano più dei sanitari che ho a casa. Ma, nel mio essere una delle quattro presenti senza tacco più plateau degno di Lady Gaga, non mi sembro niente male riflessa nelle pareti a specchio della zona lounge. E poi io dei tacchi non ho così bisogno e alta un metro e novantadue divento discretamente impegnativa, per me stessa.
Osservo come gli uomini per prima cosa si preoccupino di elargire qualche impostatissimo saluto a quelli che all'università gli rubavano quelle le fanciulle più carine, accompagnandolo con un sorriso da squalo bianco che dice "Oh come sono un uomo di successo. Più di te. Pappappero".
Arriva un momento in cui fare la ruota davanti agli amici maschi non basta e, appoggiato il bicchiere di bolle, ecco che scatta la caccia. La scelta di una preda da rintronare, illustrandole le modalità attraverso le quali tutti i giorni reggono le sorti dell'universo, ricade primariamente sulle bionde, vere, presunte o tinte che siano. Studi più approfonditi ci sveleranno se la loro scelta sia dettata unicamente dai noti stereotipi culturali consolidati o da altri altrettanto fondamentali indici di valutazione. O magari la mia visione è semplicemente distorta da una sana, mora invidia.
La ragazza in questione di solito ha un tempo di sopportazione di circa quattro "sto lavorando tantissimo" e due nomi di negozi di scarpe dopodiché torna dalle sue amiche a fare la figa perché quello che sembra Clark Gable (tientelo pure io preferisco George Peppard) al quarto modaiolissimo evento ha finalmente avuto il coraggio di rivolgerle la parola.
Mi rendo conto di essere finita in un mondo parallelo popolato, a quanto sento, unicamente di pr, avvocati e bankers (pare si dica così) spinti all'accoppiamento con modelle, socialites o comunque donne che se hanno preso e non comprato una laurea lo hanno fatto per sbaglio. In alcuni avvincenti casi si può notare già a un primo impatto come i soldi dichiarati a mammina come fondo per il Kings College siano stati invece investiti in un'opera di restauro di lato b e naso della ragazzetta in questione. Dopotutto a questo esercito di maschietti incravattati dubito interesserebbero maggiormente le loro conoscenze riguardo all'economia aziendale. Prego di sbagliarmi e di essere stordita da vino e indie rock.
Individuo qualche raro esemplare di ultraquarantenne vergine della chirurgia plastica, specie, come tutti ormai sanno, in via d'estinzione e alcune fanciulle che addirittura mangiano in pubblico, trattengo una lacrima, tiro un respiro profondo.
Trascorsa un'oretta di origliamento scientifico (aveva ragione il mio papà quando diceva che "prendo anche Capo d'Istria") incrocio un paio di amici e uno strano complimento mi convince del fatto che posso volontariamente porre fine al tempo da sfigata fuoriluogo sempre e per forza.
Cara Ferragni preparati a tremare: ora so tenere in mano il flute mentre cammino, ho ritrovato la mia cintura vintage di Moschino e questa qui dietro mi ha appena fatto i complimenti per i miei stivali.
P.S. Nonostante mi sentissi perfetta tornata a casa sono stata prontamente cazziata da mio fratello per non aver chiesto al suo idolo Pippo Inzaghi di farmi un autografo, maledetta la snobbaggine con cui facciamo finta di non vedere i personaggi famosi, o di essere come loro.
Superbicchiere di vino per sciogliere la milanesaggine al Tasca e poi via, accompagnata da due ninfe modaiole, verso la lussuosa location.
A questi eventi le donne hanno tutte il boccolo definito e con la loro manicure senza uno sbecco stringono borse che costano più dei sanitari che ho a casa. Ma, nel mio essere una delle quattro presenti senza tacco più plateau degno di Lady Gaga, non mi sembro niente male riflessa nelle pareti a specchio della zona lounge. E poi io dei tacchi non ho così bisogno e alta un metro e novantadue divento discretamente impegnativa, per me stessa.
Osservo come gli uomini per prima cosa si preoccupino di elargire qualche impostatissimo saluto a quelli che all'università gli rubavano quelle le fanciulle più carine, accompagnandolo con un sorriso da squalo bianco che dice "Oh come sono un uomo di successo. Più di te. Pappappero".
Arriva un momento in cui fare la ruota davanti agli amici maschi non basta e, appoggiato il bicchiere di bolle, ecco che scatta la caccia. La scelta di una preda da rintronare, illustrandole le modalità attraverso le quali tutti i giorni reggono le sorti dell'universo, ricade primariamente sulle bionde, vere, presunte o tinte che siano. Studi più approfonditi ci sveleranno se la loro scelta sia dettata unicamente dai noti stereotipi culturali consolidati o da altri altrettanto fondamentali indici di valutazione. O magari la mia visione è semplicemente distorta da una sana, mora invidia.
La ragazza in questione di solito ha un tempo di sopportazione di circa quattro "sto lavorando tantissimo" e due nomi di negozi di scarpe dopodiché torna dalle sue amiche a fare la figa perché quello che sembra Clark Gable (tientelo pure io preferisco George Peppard) al quarto modaiolissimo evento ha finalmente avuto il coraggio di rivolgerle la parola.
Mi rendo conto di essere finita in un mondo parallelo popolato, a quanto sento, unicamente di pr, avvocati e bankers (pare si dica così) spinti all'accoppiamento con modelle, socialites o comunque donne che se hanno preso e non comprato una laurea lo hanno fatto per sbaglio. In alcuni avvincenti casi si può notare già a un primo impatto come i soldi dichiarati a mammina come fondo per il Kings College siano stati invece investiti in un'opera di restauro di lato b e naso della ragazzetta in questione. Dopotutto a questo esercito di maschietti incravattati dubito interesserebbero maggiormente le loro conoscenze riguardo all'economia aziendale. Prego di sbagliarmi e di essere stordita da vino e indie rock.
Individuo qualche raro esemplare di ultraquarantenne vergine della chirurgia plastica, specie, come tutti ormai sanno, in via d'estinzione e alcune fanciulle che addirittura mangiano in pubblico, trattengo una lacrima, tiro un respiro profondo.
Trascorsa un'oretta di origliamento scientifico (aveva ragione il mio papà quando diceva che "prendo anche Capo d'Istria") incrocio un paio di amici e uno strano complimento mi convince del fatto che posso volontariamente porre fine al tempo da sfigata fuoriluogo sempre e per forza.
Cara Ferragni preparati a tremare: ora so tenere in mano il flute mentre cammino, ho ritrovato la mia cintura vintage di Moschino e questa qui dietro mi ha appena fatto i complimenti per i miei stivali.
P.S. Nonostante mi sentissi perfetta tornata a casa sono stata prontamente cazziata da mio fratello per non aver chiesto al suo idolo Pippo Inzaghi di farmi un autografo, maledetta la snobbaggine con cui facciamo finta di non vedere i personaggi famosi, o di essere come loro.
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