lunedì 18 febbraio 2013

nuove aperture

Ucci ucci sento odor di San Valentino e anche di Magna Pars e da pura single all'invito a partecipare, il 14 febbraio, all'inaugurazione del Magno hotel in via Forcella (zona Tortona) non posso proprio dire di no.
Superbicchiere di vino per sciogliere la milanesaggine al Tasca e poi via, accompagnata da due ninfe modaiole, verso la lussuosa location.
A questi eventi le donne hanno tutte il boccolo definito e con la loro manicure senza uno sbecco stringono borse che costano più dei sanitari che ho a casa. Ma, nel mio essere una delle quattro presenti senza tacco più plateau degno di Lady Gaga, non mi sembro niente male riflessa nelle pareti a specchio della zona lounge. E poi io dei tacchi non ho così bisogno e alta un metro e novantadue divento discretamente impegnativa, per me stessa.
Osservo come gli uomini per prima cosa si preoccupino di elargire qualche impostatissimo saluto a quelli che all'università gli rubavano quelle le fanciulle più carine, accompagnandolo con un sorriso da squalo bianco che dice "Oh come sono un uomo di successo. Più di te. Pappappero".
Arriva un momento in cui fare la ruota davanti agli amici maschi non basta e, appoggiato il bicchiere di bolle, ecco che scatta la caccia. La scelta di una preda da rintronare, illustrandole le modalità attraverso le quali tutti i giorni reggono le sorti dell'universo, ricade primariamente sulle bionde, vere, presunte o tinte che siano. Studi più approfonditi ci sveleranno se la loro scelta sia dettata unicamente dai noti stereotipi culturali consolidati o da altri altrettanto fondamentali indici di valutazione. O magari la mia visione è semplicemente distorta da una sana, mora invidia.
La ragazza in questione di solito ha un tempo di sopportazione di circa quattro "sto lavorando tantissimo" e due nomi di negozi di scarpe dopodiché torna dalle sue amiche a fare la figa perché quello che sembra Clark Gable (tientelo pure io preferisco George Peppard) al quarto modaiolissimo evento ha finalmente avuto il coraggio di rivolgerle la parola.
Mi rendo conto di essere finita in un mondo parallelo popolato, a quanto sento, unicamente di pr, avvocati e bankers (pare si dica così) spinti all'accoppiamento con modelle, socialites o comunque donne che se hanno preso e non comprato una laurea lo hanno fatto per sbaglio. In alcuni avvincenti casi si può notare già a un primo impatto come i soldi dichiarati a mammina come fondo per il Kings College siano stati invece investiti in un'opera di restauro di lato b e naso della ragazzetta in questione. Dopotutto a questo esercito di maschietti incravattati dubito interesserebbero maggiormente le loro conoscenze riguardo all'economia aziendale. Prego di sbagliarmi e di essere stordita da vino e indie rock.
Individuo qualche raro esemplare di ultraquarantenne vergine della chirurgia plastica, specie, come tutti ormai sanno, in via d'estinzione e alcune fanciulle che addirittura mangiano in pubblico, trattengo una lacrima, tiro un respiro profondo.
Trascorsa un'oretta di origliamento scientifico (aveva ragione il mio papà quando diceva che "prendo anche Capo d'Istria") incrocio un paio di amici e uno strano complimento mi convince del fatto che posso volontariamente porre fine al tempo da sfigata fuoriluogo sempre e per forza.
Cara Ferragni preparati a tremare: ora so tenere in mano il flute mentre cammino, ho ritrovato la mia cintura vintage di Moschino e questa qui dietro mi ha appena fatto i complimenti per i miei stivali.

P.S. Nonostante mi sentissi perfetta tornata a casa sono stata prontamente cazziata da mio fratello per non aver chiesto al suo idolo Pippo Inzaghi di farmi un autografo, maledetta la snobbaggine con cui facciamo finta di non vedere i personaggi famosi, o di essere come loro.


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