Non ho idea di quale sia l'età precisa che sancisce la fine dell'adolescenza ma ci sono buone probabilità che il termine del turbolento periodo coincida con l'attimo in cui, pensando a qualcosa che hai fatto tra i tredici e i diciotto anni, non riesci più ad associare a quella tua azione motivazione alcuna. Non ti ricordi il fondamentale perché della tua ostinazione nel voler attuare a tutti i costi quella (e poi quella e poi quell'altra) missione suicida per la tua dignità e non sai se questa sensazione di oblio ti piace o ti disorienta ancora di più. Nel mio caso quel momento è stato l'altro ieri.
Non ho il tempo per uscire a festeggiare il mio ingresso nel mondo adulto a suon di chupiti (chi sa cosa vuol dire "ossimoro" colga quello presente nella frase precedente alla parentesi) ma ho un sacco di ore da spendere sui libri causa esami e quindi abbondanti manciate di minuti da occupare in riflessioni inutili come quelle sulla definizione di una cronologia della vita umana.
Dopo i tredici anni scatta qualcosa, diventi più facilmente irritabile, i tuoi genitori improvvisamente diventano bersaglio costante dei tuoi immaturi giudizi e una sola idea ti ossessiona: devi stare con qualcuno. Ogni minima particella di energia di cui disponi viene investita in un timido e goffo, anzi grottesco tentativo di seduzione, nei confronti di chi non ha importanza: tu vuoi piacere a tutti. Ci vorranno più o meno cinque anni prima che tu possa renderti conto del fatto che ciò è impossibile.
Indottrinata da amiche, giornali, boyband e serie tv su trentenni perennemente insoddisfatte ho speso anni a calpestare ripetutamente la mia autostima, avanti e indietro e poi avanti e indietro, il più delle volte indossando scarpe sulla cui estetica si sarebbe potuto discutere, a lungo.
Inutile stare a riflettere sul perché, io il motivo di tutte le cose imbecilli che ho fatto non me lo ricordo e la tentazione di cercare di prevenire azioni scellerate di altre giovani fanciulle consigliandole sul da farsi è tanto grande quanto stupida. Non si possono forzare i meccanismi della vita, modificarli potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso e controproducente. Non so quanto sono disposta ad accettarlo ma la verità è che tutti siamo il risultato delle nostre esperienze, comprese le idiozie adolescenziali.
Messaggi sbagliati, comportamenti pedanti, banali ossessioni sfuggite di mano, scelte di abbigliamento volgari e inadatte al nostro fisico, tutto è servito a renderci le persone, si spera adulte, che siamo oggi.
Personalmente la mia crescita si è tradotta in un cenerentolizzamento della sottoscritta: le energie prima impiegate nell'affibbiare ad ogni "primo che passava" l'etichetta di probabile dolce metà sono state decisamente economizzate a favore di una, a mio parere saggia, parsimonia nell'offrire informazioni riguardo ai miei sentimenti. Crescendo impari a conoscerti, conoscendoti sei in grado di stare con te stesso, se sei felice da solo sei più selettivo nelle amicizie come nell'amore e hai il coraggioso desiderio di aspettare, di non buttarti via, di pensare che chi assorbirà le tue energie affettive dovrà essere qualcuno alla tua altezza.
E con tutte le tue forze scacci dallo spazio tra le tempie ogni nome del passato che si insinua mentre ascolti la canzone più bella che conosci: vuoi conservarla per "quella" persona e non farla finire tra i brani maledetti che salti in riproduzione casuale. Per il momento, forse per sempre, questa meravigliosa canzone d'amore la dedichi a te stesso. Saggezza adulta.
giovedì 17 gennaio 2013
lunedì 14 gennaio 2013
ego-xplosion
Ormai la cravatta ho imparato ad annodarla senza riguardare il video su YouTube e in pochi minuti sono pronta per uscire, se l'abito fa anche la monaca la sottoscritta oggi è una via di mezzo tra la Diane Keaton degli anni d'oro e una studentessa uscita da un fumetto manga. Mi attende un pomeriggio intenso fatto, com'è giusto che sia, prima di un dovere: studiare gli indici di redditività ROA ROS e amici, fortunatamente aiutata da una volenterosissima e pazientissima insegnante-cuoca-mamma che è tanto brava col cioccolato quanto con i conti (buona cosa per i miei voti, un po' meno per il mio peso forma), e da un piacere: una puntatina a Villa Necchi Campiglio per la presentazione stampa di Tod's.
Vi risparmio, come mi è stato consigliato di fare anche dalla mia professoressa-pasticcera, la parte sull'analisi di bilancio.
Dopo un paio d'ore di studio produttivo e una corsa in tram raggiungo la location dell'evento e, anche grazie all'aiuto di alcuni gentili signori che intuiscono, forse dall'assurdo look preppy che ho deciso di adottare con tanto di cappello coordinato, la mia destinazione, trovo persino l'entrata giusta al primo colpo. Una gentile biondina mi chiede il mio nome, rispondo e mi viene comunicato che sono nella lista "stampa freelance", mi piace questo vedere formalizzati i miei sogni.
Appena entrata vengo accolta dalla amica che è solita sopravvalutami e che mi invita agli eventi mondani, che mi guida alla scoperta di una collezione, meravigliosamente disposta per i saloni della favolosa villa milanese, i cui pezzi hanno tutti un valore che oscilla tra quello della mia retta universitaria e quello del mio rene destro. Ho solo un secondo per riflettere sulla vanità della moda prima di rendermi conto che se avessi un organo un po' meno indispensabile lo venderei per quella borsa, quella giacca, quella scarpa. Maledetta moda. Maledetta l'utilità del rene.
Un barlume di gioia e di autocelebrazione trova spazio in me nel constatare che l'esposizione comprende anche il gommino in pitone che io possiedo, e che in questo momento si trova nella mia personale scarpiera tra le Puma verde prato e le ballerine blu di Spelta, e mi sento subito un po' più inserita in questo mondo di qualità, gusto ed eleganza.
Nello spostarci verso un bicchiere di bollicine incrociamo un collega della mia guida, al quale vengo presentata come "quella con un blog bellissimo" esagerata coccola per il mio ego che si gonfia istantaneamente in un sorriso, visibile anche a chi mi sta davanti, mi accorgo. Assisto a una contesa tra i due nella quale vengo ironicamente inserita ma la conversazione si conclude prima che il mio cervello possa ridestarsi dal gongolamento conseguente ai giganti complimenti.
Guardandomi intorno vedo qualche faccia nota ma non riesco a darle un nome, avrei bisogno di uno Shazam per le facce, che mica l'iPhone 5 ce l'ha?
Nel giardino, dentro a un cubo di vetro due artigiani ciabattini fabbricano con le loro mani calzature utilizzando una speciale pelle senza imperfezioni. Quando divento ricca me le compro.
Sono le sei del pomeriggio e ad ogni pr è richiesto di compilare un report nel quale devono segnalare quali articoli sono piaciuti di più agli esponenti della stampa che hanno seguito durante la giornata, incredibile: quello della moda a quanto pare è l'unico ambiente in cui la stampa comanda davvero.
Devo solo imparare a vestirmi. E a parlare una terza lingua, dopo aver dato aziendale mi lancio sul russo.
Contenta e gonfia di sogni saluto, bacio e torno verso casa. In metropolitana comincio a digitare freneticamente in una nota dell'iPhone una bozza per il blog e prontamente una vecchia decide di posizionarsi a un centimetro dalla sottoscritta invadendo il mio spazio vitale e, inutile dirlo, cercare di leggere quello che sto scrivendo.
Incrocio lo sguardo di un ragazzo che ha notato la poca disinvoltura della sciura, mi sorride, è figo. Non interrompe il contatto visivo, continua a sorridere. Sento qualcosa che preme sullo stomaco non so se è il gomito della signora o l'ego che si sta espandendo, ancora.
Vi risparmio, come mi è stato consigliato di fare anche dalla mia professoressa-pasticcera, la parte sull'analisi di bilancio.
Dopo un paio d'ore di studio produttivo e una corsa in tram raggiungo la location dell'evento e, anche grazie all'aiuto di alcuni gentili signori che intuiscono, forse dall'assurdo look preppy che ho deciso di adottare con tanto di cappello coordinato, la mia destinazione, trovo persino l'entrata giusta al primo colpo. Una gentile biondina mi chiede il mio nome, rispondo e mi viene comunicato che sono nella lista "stampa freelance", mi piace questo vedere formalizzati i miei sogni.
Appena entrata vengo accolta dalla amica che è solita sopravvalutami e che mi invita agli eventi mondani, che mi guida alla scoperta di una collezione, meravigliosamente disposta per i saloni della favolosa villa milanese, i cui pezzi hanno tutti un valore che oscilla tra quello della mia retta universitaria e quello del mio rene destro. Ho solo un secondo per riflettere sulla vanità della moda prima di rendermi conto che se avessi un organo un po' meno indispensabile lo venderei per quella borsa, quella giacca, quella scarpa. Maledetta moda. Maledetta l'utilità del rene.
Un barlume di gioia e di autocelebrazione trova spazio in me nel constatare che l'esposizione comprende anche il gommino in pitone che io possiedo, e che in questo momento si trova nella mia personale scarpiera tra le Puma verde prato e le ballerine blu di Spelta, e mi sento subito un po' più inserita in questo mondo di qualità, gusto ed eleganza.
Nello spostarci verso un bicchiere di bollicine incrociamo un collega della mia guida, al quale vengo presentata come "quella con un blog bellissimo" esagerata coccola per il mio ego che si gonfia istantaneamente in un sorriso, visibile anche a chi mi sta davanti, mi accorgo. Assisto a una contesa tra i due nella quale vengo ironicamente inserita ma la conversazione si conclude prima che il mio cervello possa ridestarsi dal gongolamento conseguente ai giganti complimenti.
Guardandomi intorno vedo qualche faccia nota ma non riesco a darle un nome, avrei bisogno di uno Shazam per le facce, che mica l'iPhone 5 ce l'ha?
Nel giardino, dentro a un cubo di vetro due artigiani ciabattini fabbricano con le loro mani calzature utilizzando una speciale pelle senza imperfezioni. Quando divento ricca me le compro.
Sono le sei del pomeriggio e ad ogni pr è richiesto di compilare un report nel quale devono segnalare quali articoli sono piaciuti di più agli esponenti della stampa che hanno seguito durante la giornata, incredibile: quello della moda a quanto pare è l'unico ambiente in cui la stampa comanda davvero.
Devo solo imparare a vestirmi. E a parlare una terza lingua, dopo aver dato aziendale mi lancio sul russo.
Contenta e gonfia di sogni saluto, bacio e torno verso casa. In metropolitana comincio a digitare freneticamente in una nota dell'iPhone una bozza per il blog e prontamente una vecchia decide di posizionarsi a un centimetro dalla sottoscritta invadendo il mio spazio vitale e, inutile dirlo, cercare di leggere quello che sto scrivendo.
Incrocio lo sguardo di un ragazzo che ha notato la poca disinvoltura della sciura, mi sorride, è figo. Non interrompe il contatto visivo, continua a sorridere. Sento qualcosa che preme sullo stomaco non so se è il gomito della signora o l'ego che si sta espandendo, ancora.
domenica 13 gennaio 2013
prendendo la rincorsa
Mi ritrovo qui davanti al solito armadio pieno di nulla a dover meditare un outfit adeguato all'evento modaiolo di domani. L'operazione non richiederebbe, nella realtà, l'attenzione che le sto riservando ma il pensiero delle cose futili mi sembra un ottimo antidoto all'isteria da esame imminente. Sta funzionando, forse.
Nelle ultime settimane ho imparato non a piacermi ma a volermi struccata, ma forse solo perché nello specchio mi vedevo ancora abbronzata dopo una rigenerante vacanzuccia egiziana, e a chiudere le applicazioni dell'iPhone, dopo oltre due anni di fedeltà alla telefonia di quella strana marca di frutta.
Ho imparato, grazie a youtube, come fare il nodo alla cravatta e ho capito anche come rimpinguare il mio orgoglio senza alcun aiuto esterno, che l'adolescenza si sia finalmente decisa ad abbandonarmi in via definitiva?
Questo non lo so ma sono certa che non troverò mai nulla di adatto a domani pomeriggio, ci rinuncio e decido che ci penserò domani, con un degno sottofondo musicale, scatenandomi, in un passo a due con l'autostima mia intera, volteggiando per tutta la camera da letto.
Sugli argomenti moda e bellezza so veramente poco, a parte che i colori fluo sono passati e che la pipì bisogna farla prima di darsi le tre mani di smalto e top-coat.
Devo entrare nel personaggio, Carlotta sei una milanese fighetta e modaiola. Training autogeno attivato.
A domani.
Nelle ultime settimane ho imparato non a piacermi ma a volermi struccata, ma forse solo perché nello specchio mi vedevo ancora abbronzata dopo una rigenerante vacanzuccia egiziana, e a chiudere le applicazioni dell'iPhone, dopo oltre due anni di fedeltà alla telefonia di quella strana marca di frutta.
Ho imparato, grazie a youtube, come fare il nodo alla cravatta e ho capito anche come rimpinguare il mio orgoglio senza alcun aiuto esterno, che l'adolescenza si sia finalmente decisa ad abbandonarmi in via definitiva?
Questo non lo so ma sono certa che non troverò mai nulla di adatto a domani pomeriggio, ci rinuncio e decido che ci penserò domani, con un degno sottofondo musicale, scatenandomi, in un passo a due con l'autostima mia intera, volteggiando per tutta la camera da letto.
Sugli argomenti moda e bellezza so veramente poco, a parte che i colori fluo sono passati e che la pipì bisogna farla prima di darsi le tre mani di smalto e top-coat.
Devo entrare nel personaggio, Carlotta sei una milanese fighetta e modaiola. Training autogeno attivato.
A domani.
giovedì 13 dicembre 2012
charlie bradshaw
Senza un apparente motivo eccomi a cercare di non affogare in quello che si definisce un periodo orribile, con una solitudine che da scelta si è trasformata in un'imposizione del destino e la consolidata abitudine di incontrare quotidianamente la maleducazione in tutte le sue personificazioni. E qui ci starebbe una parolaccia, ma salviamo almeno le apparenze.
Chi dichiara di odiare l'atmosfera natalizia cercando di convincermi di quanto sia superiore ai comuni mortali come me che sognano lucine, caminetti e di addobbare l'albero con qualcuno di speciale, magari non la mamma, non riesce comunque a turbarmi quanto le migliaia di coppiette che si riversano sulle strade in cerca di regali e che a quanto pare appena si prendono per mano perdono instantaneamente la facoltà di deambulare in modo intelligente.
E' tra di loro che cammino, o meglio, corricchio nei miei stivali di Miu Miu, recuperati su una bancarella di via Fauchè, alle 18 di mercoledì 12 dicembre. La mia amica troppo fiduciosa nelle mie doti di socialite mi ha invitata a recarmi in Corso Como 10 per un cocktail di inaugurazione di una mostra di scarpe di Sergio Rossi ispirata al movimento artistico Memphis Milano. Inutile dire che ho dovuto googlare Memphis.
Visto che non sono figa per davvero, nonostante per l'occasione abbia scomodato Romeo Gigli, Gucci e un gilet di volpe argentata, prima di passare a prendere in ufficio colei che mi sta iniziando agli eventi mondani, mi tocca passare dal dentista a ritirare il mio, si spera, ultimo apparecchio per i denti. L'assistente di poltrona, che mi conosce da quando avevo 8 anni, rimane sconvolta nel vedermi pettinata e truccata.
Con uno stupendo scatolino di plastica giallo fosforescente in borsa e negli auricolari "città vuota" di Mina per far finta di essere Laetitia Casta dolceegabbanizzata, riprendo la mia corsa verso Corso Venezia 30 dove recupero una fanciulla sommersa di lavoro con la quale prendo un taxi verso la nostra destinazione finale.
Emozione: all'entrata scopro che non sono un "più uno" ma un nominativo, che, guarda un po' finisce in "gni" come Ferragni. La padrona di casa, Carla Sozzani mi arriva poco oltre il gomito, misurazione resa facilmente possibile dalla mancanza di tacchi in entrambe. Quando mi distraggo dalla contemplazione delle quattro paia di scarpe e dei due vasi per i quali è stata montata tutta la serata noto però che la sorella della nostra Anne Wintour indossa nientemeno che delle calze color carne. Non credevo fosse possibile. Insieme agli alchechengi e all'abitudine di non dire grazie, le calze color carne sono una delle poche cose del mondo che proprio non mi piacciono. E non dovrebbero piacere neanche alla Carla. Piuttosto i geloni nelle Laboutin.
Mentre sono intenta a sorseggiare un kir in un bicchiere a fantasia calcarea mi guardo intorno: sedicenti fashion bloggers vestite al buio: presenti. Uomini dai ciuffi chilometrici: presenti. Donne nel cui volto è impossibile scorgere un'età? Presentissime.
Voi vi siete mai accorti del fatto che agli uomini del mondo della moda sia permesso di essere in sovrappeso? Io ci ho pensato ieri sera, sarà stato merito del kir, o del calcare e non ho potuto fare a meno di constatare l'ingiustizia della cosa.
Il clima non è frizzantissimo e dopo un po' di chiacchiere, il mio incontro dei sogni, con Ildo Damiano, e la constatazione del fatto che da vicino tutti sembrano decisamente più umani, e più rifatti, io e la mia guida mondana decidiamo di darcela a gambe verso una cena, non proprio adatta a delle donne di moda, a base di hamburger e patatine. Ma prima sogniamo un po' tra i cartellini a tre zeri dello store di Corso Como 10, e confrontiamo la mia Balenciaga finta con quelle vere, senza in realtà constatare troppe differenze.
Appena prima di uscire incrocio un amico che si lascia scappare un "Mmmh, figa!" che dà un senso ai miei sforzi per avvicinarmi allo stile Sex & the City: l'autostima ringrazia, da mo-ri-re.
Giochiamo a rimbalzare i venditori di rose e gli amanti delle pick-up lines patetiche e dopo un Negroni dopo-cena siamo pronte a sfrecciare a casa per la mezzanotte come delle Cenerentole, solo che noi non siamo proprio capaci di perdere le scarpe, come d'altronde tutte le donne vere.
Chi dichiara di odiare l'atmosfera natalizia cercando di convincermi di quanto sia superiore ai comuni mortali come me che sognano lucine, caminetti e di addobbare l'albero con qualcuno di speciale, magari non la mamma, non riesce comunque a turbarmi quanto le migliaia di coppiette che si riversano sulle strade in cerca di regali e che a quanto pare appena si prendono per mano perdono instantaneamente la facoltà di deambulare in modo intelligente.
E' tra di loro che cammino, o meglio, corricchio nei miei stivali di Miu Miu, recuperati su una bancarella di via Fauchè, alle 18 di mercoledì 12 dicembre. La mia amica troppo fiduciosa nelle mie doti di socialite mi ha invitata a recarmi in Corso Como 10 per un cocktail di inaugurazione di una mostra di scarpe di Sergio Rossi ispirata al movimento artistico Memphis Milano. Inutile dire che ho dovuto googlare Memphis.
Visto che non sono figa per davvero, nonostante per l'occasione abbia scomodato Romeo Gigli, Gucci e un gilet di volpe argentata, prima di passare a prendere in ufficio colei che mi sta iniziando agli eventi mondani, mi tocca passare dal dentista a ritirare il mio, si spera, ultimo apparecchio per i denti. L'assistente di poltrona, che mi conosce da quando avevo 8 anni, rimane sconvolta nel vedermi pettinata e truccata.
Con uno stupendo scatolino di plastica giallo fosforescente in borsa e negli auricolari "città vuota" di Mina per far finta di essere Laetitia Casta dolceegabbanizzata, riprendo la mia corsa verso Corso Venezia 30 dove recupero una fanciulla sommersa di lavoro con la quale prendo un taxi verso la nostra destinazione finale.
Emozione: all'entrata scopro che non sono un "più uno" ma un nominativo, che, guarda un po' finisce in "gni" come Ferragni. La padrona di casa, Carla Sozzani mi arriva poco oltre il gomito, misurazione resa facilmente possibile dalla mancanza di tacchi in entrambe. Quando mi distraggo dalla contemplazione delle quattro paia di scarpe e dei due vasi per i quali è stata montata tutta la serata noto però che la sorella della nostra Anne Wintour indossa nientemeno che delle calze color carne. Non credevo fosse possibile. Insieme agli alchechengi e all'abitudine di non dire grazie, le calze color carne sono una delle poche cose del mondo che proprio non mi piacciono. E non dovrebbero piacere neanche alla Carla. Piuttosto i geloni nelle Laboutin.
Mentre sono intenta a sorseggiare un kir in un bicchiere a fantasia calcarea mi guardo intorno: sedicenti fashion bloggers vestite al buio: presenti. Uomini dai ciuffi chilometrici: presenti. Donne nel cui volto è impossibile scorgere un'età? Presentissime.
Voi vi siete mai accorti del fatto che agli uomini del mondo della moda sia permesso di essere in sovrappeso? Io ci ho pensato ieri sera, sarà stato merito del kir, o del calcare e non ho potuto fare a meno di constatare l'ingiustizia della cosa.
Il clima non è frizzantissimo e dopo un po' di chiacchiere, il mio incontro dei sogni, con Ildo Damiano, e la constatazione del fatto che da vicino tutti sembrano decisamente più umani, e più rifatti, io e la mia guida mondana decidiamo di darcela a gambe verso una cena, non proprio adatta a delle donne di moda, a base di hamburger e patatine. Ma prima sogniamo un po' tra i cartellini a tre zeri dello store di Corso Como 10, e confrontiamo la mia Balenciaga finta con quelle vere, senza in realtà constatare troppe differenze.
Appena prima di uscire incrocio un amico che si lascia scappare un "Mmmh, figa!" che dà un senso ai miei sforzi per avvicinarmi allo stile Sex & the City: l'autostima ringrazia, da mo-ri-re.
Giochiamo a rimbalzare i venditori di rose e gli amanti delle pick-up lines patetiche e dopo un Negroni dopo-cena siamo pronte a sfrecciare a casa per la mezzanotte come delle Cenerentole, solo che noi non siamo proprio capaci di perdere le scarpe, come d'altronde tutte le donne vere.
giovedì 22 novembre 2012
ma dove vai bellezza in bicicletta
La routine è ormai pienamente invernale: siamo più vicini alla fine di novembre piuttosto che al suo inizio, e per il mondo del commercio è anche già Natale, accidenti.
Le amiche efficienti ti mettono ansia presentandoti le loro splendide decorazioni per la casa mentre ti chiedono quali saranno i tuoi programmi per le feste. Non hai il coraggio di confessare che casa tua non ha ancora del tutto metabolizzato le caramelle e le zucche di Halloween e che tu, alle vacanze invernali, non ci avevi proprio pensato. Fingi disinvoltura glissando l'argomento alberi e pungitopo e dando la colpa della tua negligenza in fatto di Christmas holidays all'indecisione di qualcun altro che proprio non sa decidere se sciare o no.
Le temperature scendono, qualcuno è già intento a montare addobbi e noi ciclisti milanesi aggiungiamo un paio di guanti caldi alla nostra attrezzatura. I miei sono arrivati oggi, Sermoneta blu elettrico, grazie nonna.
Più ci si avvicina a dicembre sempre più persone in psicosi da freddo decidono di prendere l'automobile per spostarsi, mica che uno spiffero li raggiunga. Questo comporta il fatto che noi pedalanti abbiamo più persone da superare col sorriso mentre sono in coda a lamentarsi del traffico, quando il traffico sono proprio loro. Noi, oltre a non avere bisogno di benzina e a non avere problemi di parcheggio, ci scaldiamo da soli, muovendoci e magari bruciando anche un paio di calorie, nessun posto è "troppo lontano".
L'azione del pedalare dev'essere in qualche modo collegata ai muscoli del viso che contribuiscono all'esternazione della beatitudine e, a parte quando si è in un ritardo disperato, i ciclisti hanno stampata in faccia l'espressione opposta a quella degli automobilisti, guardatevi nello specchietto.
Guardate i ciclisti, contate quanti di loro sono fighi, fate una media: non vorreste essere uno di loro? Automobilisti maschi guardate quella ciclista, ops vi è appena sfrecciata accanto e ora sta superando tutta la coda davanti a voi, non vorreste inseguirla e poter attaccare bottone con la stupida scusa di un complimento a proposito dei fiori che ha sul cestino?
Automobiliste donne lo so al semaforo siete rimaste ipnotizzate dalle gambe tornite che si intravedono sotto l'abito di sartoria di quel fanciullo che su una vecchia Bianchi sta andando a lavorare, beh affari vostri il vostro Tuareg non riuscirà ad affiancarlo degnamente al prossimo stop.
Io non ero un tipo da bici, mai stata. Ho cominciato a pedalare perché secondo mio padre avrei preso le misure per poi muovermi col motorino. Risultato: dopo qualche mese di motorino, come regalo di compleanno ho chiesto una bicicletta nuova per andare in università, e il mezzo motorizzato è nel box per le emergenze (e per mia mamma che ogni tanto zitta zitta lo frega).
Le prime volte che ti trovi a pedalare per una distanza considerevole fai una fatica porca, maledici la tua idea senza senso di fare la radical-chic e la sera hai male a ogni muscolo, non solo delle gambe. Ma, chissà perché, sulla bici ci risali e ci risali e ci risali finché non fai più fatica, non sudi, riesci a inseguire chiunque.
E la tua idea di pedalare farà venire voglia di essere benzina-indipendente anche a qualcun altro, che a sua volta verrà visto da un altro e... Vi ho dato un'idea per un regalo di Natale?
Le amiche efficienti ti mettono ansia presentandoti le loro splendide decorazioni per la casa mentre ti chiedono quali saranno i tuoi programmi per le feste. Non hai il coraggio di confessare che casa tua non ha ancora del tutto metabolizzato le caramelle e le zucche di Halloween e che tu, alle vacanze invernali, non ci avevi proprio pensato. Fingi disinvoltura glissando l'argomento alberi e pungitopo e dando la colpa della tua negligenza in fatto di Christmas holidays all'indecisione di qualcun altro che proprio non sa decidere se sciare o no.
Le temperature scendono, qualcuno è già intento a montare addobbi e noi ciclisti milanesi aggiungiamo un paio di guanti caldi alla nostra attrezzatura. I miei sono arrivati oggi, Sermoneta blu elettrico, grazie nonna.
Più ci si avvicina a dicembre sempre più persone in psicosi da freddo decidono di prendere l'automobile per spostarsi, mica che uno spiffero li raggiunga. Questo comporta il fatto che noi pedalanti abbiamo più persone da superare col sorriso mentre sono in coda a lamentarsi del traffico, quando il traffico sono proprio loro. Noi, oltre a non avere bisogno di benzina e a non avere problemi di parcheggio, ci scaldiamo da soli, muovendoci e magari bruciando anche un paio di calorie, nessun posto è "troppo lontano".
L'azione del pedalare dev'essere in qualche modo collegata ai muscoli del viso che contribuiscono all'esternazione della beatitudine e, a parte quando si è in un ritardo disperato, i ciclisti hanno stampata in faccia l'espressione opposta a quella degli automobilisti, guardatevi nello specchietto.
Guardate i ciclisti, contate quanti di loro sono fighi, fate una media: non vorreste essere uno di loro? Automobilisti maschi guardate quella ciclista, ops vi è appena sfrecciata accanto e ora sta superando tutta la coda davanti a voi, non vorreste inseguirla e poter attaccare bottone con la stupida scusa di un complimento a proposito dei fiori che ha sul cestino?
Automobiliste donne lo so al semaforo siete rimaste ipnotizzate dalle gambe tornite che si intravedono sotto l'abito di sartoria di quel fanciullo che su una vecchia Bianchi sta andando a lavorare, beh affari vostri il vostro Tuareg non riuscirà ad affiancarlo degnamente al prossimo stop.
Io non ero un tipo da bici, mai stata. Ho cominciato a pedalare perché secondo mio padre avrei preso le misure per poi muovermi col motorino. Risultato: dopo qualche mese di motorino, come regalo di compleanno ho chiesto una bicicletta nuova per andare in università, e il mezzo motorizzato è nel box per le emergenze (e per mia mamma che ogni tanto zitta zitta lo frega).
Le prime volte che ti trovi a pedalare per una distanza considerevole fai una fatica porca, maledici la tua idea senza senso di fare la radical-chic e la sera hai male a ogni muscolo, non solo delle gambe. Ma, chissà perché, sulla bici ci risali e ci risali e ci risali finché non fai più fatica, non sudi, riesci a inseguire chiunque.
E la tua idea di pedalare farà venire voglia di essere benzina-indipendente anche a qualcun altro, che a sua volta verrà visto da un altro e... Vi ho dato un'idea per un regalo di Natale?
domenica 18 novembre 2012
accidenti
Non vi sembra mai che la vita vi stia prendendo per il culo? Io vivo con questa convinzione.
Perdi delle ore per escogitare un metodo per sembrare più avvenente e poi una simpatica giornalista affida a una sfigurata Valeria Marini il compito di istruirti nell'arte della seduzione. Accendendo la tv scopri che le autorità in fatto di stile sono un organizzatore di matrimoni pacchiani e una nana platinata che a cinquant'anni indossa i calzini risvoltati della comunione oppure un cetaceo di nero vestito con quattro peli arancio fosforescente ritti in testa, rispettivamente Enzo, Carla e Giusi Ferrè.
In questo strano mondo le persone hanno migliaia di amici, ma sono sempre da sole.
Molti cercano l'amore sui social network, quelli che si sentono un po' più fighi lo fanno in discoteca e "Oh ma quanto sei alta" o una manata su una chiappa sono considerati un valido approccio per conquistare l'attenzione di una donna.
Se uno ha letto qualcosa oltre al sussidiario è un miracolato, se lo dichiara viene snobbato dalla maggior parte degli under 25, che non sa di cosa stia parlando.
Le pubblicità dei profumi si fanno veicolo di messaggi filosofici o di prese per il culo nei confronti del povero George Clooney, Fabio Volo "conosce le donne", le fashion blogger in ogni foto sembrano sempre essere reduci da una caduta nell'armadio, al buio, con conseguente avvoltolamento in una tenda con conseguente topicco in una scarpa sadomaso.
Evito l'argomento classe politica, incidenti diplomatici e affini, volutamente.
Se te la do sono una zoccola, se non te la do "mamma mia che suorafigadilegno". Se ricevi un mio messaggio sono la pressa che dopodomani vuole sposarsi, il riso, la casa, i bambini, aiuto, se non ti scrivo sono una stronza che se la tira. E idem pensiamo noi dei messaggi dei maschi.
In tutti i film come Friends with benefits che parlano dell'incompatibilità della mentalità maschile con quella femminile e, inevitabilmente, del sesso senza amore alla fine i due (strafighi) si amano.
Ambra Angiolini e i suoi occhi da trota finiscono a letto con un sacco di fighi (ma c'è da dire che in un film per contrappasso si becca pure Valentino Picone).
Le persone si lasciano perché si amano troppo, si tradiscono ma si amano, se ti dicono che qualcuno ha "dei begli occhi" questo è un cesso.
In ogni momento preghi di non fare la minima figura di merda, ogni sera dopo le preghiere implori una crescitina di tette e poi Rory Gilmore e Lizzie McGuire cuccano più di te.
Vaffanculo, ecco l'ho detto.
lunedì 29 ottobre 2012
brutti e pupe
La questione è una sola: la mia università è frequentata da troppe belle ragazze, il che non è propriamente propedeutico al mantenimento in vita della mia già acciaccata autostima. Le due amiche con cui giro per i chiostri? Due schianti biondi che hanno già provocato un gran numero di torcicolli tra i frequentanti maschi (o presunti tali) dell'ateneo. Lusinghiero che non si vergognino a portarsi in giro la sottoscritta (sarò mica un pizzico figa anche io?) ma non posso non essere terrorizzata dall'idea, o meglio dalla certezza, che attireranno l'attenzione anche di mr camicia stirata, oggetto dei miei sguardi sognanti nonché protagonista dei miei sogni romantici tra una derivata e l'altra. Ma loro sono troppo belle anche per lui.
Ogni mattina per quanto io mi senta carina mentre pedalo nel tragitto da casa all'università, appena giunta in Sant'Agnese tutte le mie convinzioni su quanto sono dimagrita, su quanto mi stia bene la frangia, su quanto efficientemente questo nuovo vestito mi nasconda i fianchi, crollano inesorabilmente davanti a una folla di per lo più bionde fanciulle dai lineamenti fini dotate di borse griffate coordinate alle scarpe. Sembrano aspettarmi, ogni giorno, schierate sempre nella medesima formazione per ricordarmi i canoni di bellezza ricercati da ogni ventenne di questo mondo, grazie care, gentilissime.
Una frangia spettinata e un nasone fanno innamorare solo nei film francesi indipendenti e Louis Garrel non bazzica propriamente in corso Magenta, accidenti.
Provo a decidere la sera prima che vestiti da indossare, stile elementari, nessun miglioramento ma almeno preparo anche la borsa e comincio a ricordarmi di prendere una bottiglietta d'acqua. Mi lancio nell'analisi di video tutorial su youtube per il make-up ma non oso mettere nulla in pratica consapevole di non avere particolare confidenza con l'oggetto trucco. L'idea di emulare chi coraggiosamente si reca a lezione con i tacchi non so perché ma non mi sfiora nemmeno. Nonostante i tentativi conditi di buona volontà non riesco ad ottenere risultati soddisfacenti e decido di confidare nel tempo, sperando di svegliarmi una mattina con il senso estetico di Rachel Zoe e l'abilità manuale di Clio. Nel frattempo rimango spettinata, un po' sgraziata ma il più possibile sorridente, in fondo se sei bella dentro si vede dai denti (sorridi). E a pensarci bene la bellezza interiore anche è l'unica universalmente riconosciuta, meglio lavorarci su.
Ogni mattina per quanto io mi senta carina mentre pedalo nel tragitto da casa all'università, appena giunta in Sant'Agnese tutte le mie convinzioni su quanto sono dimagrita, su quanto mi stia bene la frangia, su quanto efficientemente questo nuovo vestito mi nasconda i fianchi, crollano inesorabilmente davanti a una folla di per lo più bionde fanciulle dai lineamenti fini dotate di borse griffate coordinate alle scarpe. Sembrano aspettarmi, ogni giorno, schierate sempre nella medesima formazione per ricordarmi i canoni di bellezza ricercati da ogni ventenne di questo mondo, grazie care, gentilissime.
Una frangia spettinata e un nasone fanno innamorare solo nei film francesi indipendenti e Louis Garrel non bazzica propriamente in corso Magenta, accidenti.
Provo a decidere la sera prima che vestiti da indossare, stile elementari, nessun miglioramento ma almeno preparo anche la borsa e comincio a ricordarmi di prendere una bottiglietta d'acqua. Mi lancio nell'analisi di video tutorial su youtube per il make-up ma non oso mettere nulla in pratica consapevole di non avere particolare confidenza con l'oggetto trucco. L'idea di emulare chi coraggiosamente si reca a lezione con i tacchi non so perché ma non mi sfiora nemmeno. Nonostante i tentativi conditi di buona volontà non riesco ad ottenere risultati soddisfacenti e decido di confidare nel tempo, sperando di svegliarmi una mattina con il senso estetico di Rachel Zoe e l'abilità manuale di Clio. Nel frattempo rimango spettinata, un po' sgraziata ma il più possibile sorridente, in fondo se sei bella dentro si vede dai denti (sorridi). E a pensarci bene la bellezza interiore anche è l'unica universalmente riconosciuta, meglio lavorarci su.
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