Ho diciannove anni e non so se quest'aria da signora mi sta male o se alla mia età sembrare più grande si possa considerare ancora una cosa positiva. Agli altri il verdetto, io a nove anni, dopo aver sbirciato tra le pagine di una copia di Elle di mamma, ho deciso di puntare sull'intelligenza e la sovrastima dei miei anni la classifico tra i complimentoni.
L'ambiente del golf non è molto frequentato dai miei coetanei e così mi sono ritrovata a stringere amicizie soprattutto con persone che hanno almeno una decina di anni in più di me.
Tra questi c'è Manu, amica da poco, importante da subito e capace a sua insaputa di farmi partire un pianto a fontana nel momento in cui mi ha confessato di essere in dolce attesa. Non mi sono mai commossa per certe cose o forse certe cose non me le ha mai dette una mia amica, una che frequento senza mia madre, una con cui stappo bottiglie di vino e rido dei miei strani contatti con l'altro sesso.
Chiaramente non mi è partita l'ansia da ticchettio dell'orologio biologico, con un figlio a diciannove anni sarei esclusa solo per un pelo da un format di Mtv, ma questa gravidanza la vivo in un modo completamente nuovo. Sono pronta a fare la zia e, in quanto tale, a fornire il pupo di tutte le cose tamarre che la sua mammina perfetta gli negherà giustamente. Ma non è questo che mi manda in fibrillazione.
Dopo poche ore a stretto contatto con lei in occasione di un weekend a Sestriere mi accorgo che gli occhi di Manu sono proprio come i miei e che nel suo sguardo ogni tanto, anzi spesso, compare quel barlume di incredulità mista a gioia e terrore di non essere all'altezza di un ruolo tanto impegnativo. E' già mamma ma ogni tanto non ci pensa e quando qualcosa o qualcuno glielo ricorda sembra pensare "Accidenti sono davvero incinta". Scopro che, anche nel caso si una gravidanza voluta e cercata come la sua, non si può fare a meno di pensare se non fosse stato meglio aspettare ancora un anno o se magari ce ne sarebbero voluti altri cinque per essere pronti a tutto questo.
Ci sono avvenimenti che sfuggono all'esame della nostra razionalità, che sono troppo grandi per noi piccoli umani e indubbiamente la nascita di una nuova vita è uno di questi. Ma quando la tua pancia sta crescendo hai ben poco tempo di pensarci perché improvvisamente ogni giorno sembra Natale e un esercito di rompicoglioni ti martella di auguri, congratulazioni, improprie carezze addominali, domande alle quali non avevi minimamente pensato prima e appunti su come "sei cambiata". Manu sorride e mi guarda impaurita quando a cena si comincia a entrare nei dettagli del parto di ogni commensale-mamma e con due movimenti di sopracciglio le comunico che il bambino lo tengo io quando vuole andare a ballare al Tabata.

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