Ebbene ho 19 anni, età ingrata in cui non si è ancora adulti ma si è più o meno superata l'adolescenza. Quando si diventa grandi? Forse quando si va a fare la spesa da soli, comprando anche ciò che serve a soddisfare le esigenze di qualcun altro, e ci si perde tra i corridoi di un supermercato sognando di tornare a riordinare il contenuto dei sacchetti in una casa tutta propria. Quando si fantastica di condividere la scelta dello yogurt con qualcuno, quando si comincia a meditare di fare la spesa dopo le sette per incrociare i complici sguardi di chi ancora non sa bene cosa gli riserveranno i prossimi anni ma che già decide autonomamente cosa mangerà per cena.
Diventiamo grandi quando dobbiamo gestire personalmente il cambio di stagione dell'armadio, quando parliamo di cosa vorremmo fare in un futuro che abbiamo capito appartenere solo a noi, quando ci accorgiamo che una mamma può non avere ragione e riusciamo a non farglielo notare.
Siamo un po' più cresciuti dopo aver tenuto in braccio un neonato, anche se quasi sconosciuto, così come quando fingiamo che non ne vorremo mai uno nostro.
Si diventa improvvisamente grandi nella constatazione della mortalità umana, si cresce nel capire che i propri genitori non sono dei supereroi. Si cresce quando si provano i tacchi della mamma di nascosto, quando si rompe qualcosa preso in prestito, quando si piange davanti ad un bambino.
Ci si accorge di essere un po' invecchiati quando si giura a se stessi di non credere nell'amore, ma ancora di più quando si impara ad apprezzare quel sano sfarfallio caratteristico di ogni apparato digerente.
Diventiamo grandi quando compriamo qualcosa con i soldi che ci siamo guadagnati, quando viaggiamo da soli, quando smettiamo di accontentarci. Quando riusciamo a comprendere un rifiuto e ogni volta che consigliamo a qualcuno di dire la verità. Quando scopriamo un tradimento, quando diciamo a qualcuno che andrà tutto bene senza ben capire se lo crediamo davvero.
Siamo grandi quando scegliamo di fare più fatica.
Ci sentiamo grandi ma non adulti, quel tipo di crescita non lo percepiremo mai.
domenica 28 ottobre 2012
mercoledì 17 ottobre 2012
I'm a not-so-fashion blogger
Tra le mail a volte si trovano piacevoli sorprese, come un invito a un cocktail da Roger Vivier. Ci vado? Non ci vado? Ma poi io non so come ci si comporta a un cocktail.
Cosa mi metto? Ci si tacca o non ci si tacca? E' una cosa formale o bisogna far finta di essere passati da via Sant'Andrea 17 alle 19 di martedì 16 ottobre per puro purissimo fortuito caso?
Decido di rimandare all'ultimo momento ogni sega mentale preventiva e mi concentro sugli impegni del mio ordinario secondo giorno della settimana: qualche figura di merda in università, consegna dei documenti per l'abbonamento ai mezzi, pranzo al volo, ripetizioni di inglese a un ragazzino (e fu così che imparai a dire apparecchio e gomito in inglese), estetista prenotata ciccando di un'ora secca l'orario. Il tutto pedalando sulla mia splendida bici da sciuretta amica dell'area C, sperando che serva perlomeno alle chiappe.
Arrivo a casa, ovviamente spettinata e un po' indolenzita ma ahimè sono già le 18.30 e non ho il tempo (ma neanche le forze) di meditare un cambio di look degno dell'evento. Punto sulla tattica di quella che "è riuscita a fare un salto" e rimango vestita come Diane Keaton in Manhattan.
Mi do una spennellata di terra sulla faccia sperando di non avere un planisfero disegnato sulle guance, due colpi di spazzola alla frangia più o meno fresca di taglio e infilo i miei tronchetti supermaschili. Sono pronta, esco ed evito sapientemente di incrociare il mio riflesso nello specchio dell'ascensore perché so che non sarei soddisfatta di come sto.
Mi avvio verso la più vicina fermata della metropolitana risalendo come un salmone piuttosto sfigato la corrente di tifosi che accorre allo stadio per vedere la nazionale e dopo qualche minuto raggiungo il mio vagone. Ipod a palla, dopo solo due canzoni sono già arrivata, accidenti. Mi controllo nei vetri delle porte automatiche, dai la situazione non è poi così drammatica, fermata San Babila, eccoci.
Mentre mi avvicino alla mia destinazione mi ripeto le regole del galateo, cerco di ricordare le mie ultime dodici figure di merda fatte al fine di evitarne un bis gratuito e senza applausi, cerco di immaginare cosa mi attenderà. Mi sento come la tipa de Il diavolo veste Prada tra il prima e il dopo la cura de-sfigacizzante.
Arrivo e vengo accolta da una teatrale uscita nientemeno che di Simona Ventura della quale riesco a malapena a distinguere i connotati originari ma sono perfettamente in grado di sentirne la vocina richiedere un taxi dopo aver chiesto ai suoi, come definirli, collaboratori, scagnozzi, come mai fosse già "tutto finito".
Sono le 19.27 l'invito diceva "dalle 19 alle 21" mi sarò mica persa questo "tutto", avrò mica già toppato presentandomi in ritardo?
Mando un messaggio alla mia favolosa amica che ha voluto sopravvalutarmi invitandomi: sta uscendo solo ora dall'ufficio: la aspetto un paio di minuti e insieme a lei sono pronta ad entrare.
Si dispiega davanti a me un mondo fatato fatto di scarpe e borse di una fattura e di una bellezza quasi più uniche che rare. Tempo dodici secondi mi è già stato offerto dello champagne (Carlotta, concentrati, non rovesciare quel cazzo di bicchiere) e non esito un attimo a esplorare con lo sguardo tutto ciò che ho intorno.
Chi può indossa un paio di scarpe della casa, tanti sono agghindati per l'occasione. Io no, ma stranamente non ci penso più di tanto.
Riesco a scorgere Inès de la Fressange, unica sopra gli "anta" qua dentro che dimostra e vuole dimostrare la sua reale età, alta, altissima e di un'eleganza che attira gli sguardi di tutti. In primis il mio, e devo ricordarmi che fissare le persone non è un gesto particolarmente educato per convincermi a non guardarla continuamente.
Scorgo una fin troppo bionda e davvero oltre misura colorita Panicucci e una sorridentissima Lagerback che lascia il negozio salutando tutti come se li conoscesse da una vita, fantastica.
Ma sono consapevole fin da subito che il mio dichiarato vip-watching è super-out: qua tutti, o quasi, si comportano come se fossero loro i protagonisti indiscussi della serata e alla Inès al massimo fanno finta di tirare una disinteressata gomitata. Tra i vari soggetti scorgo una manciata di fashion bloggers o it-girls specie, ahinoi, in via d'espansione i cui esemplari sono riconoscibili dall'accostamento a minchia di gonne tartan e magliette a righe con calze a fiorellini abbinate a sandali sadomaso. Che stile.
Non posso non constatare che la maggior parte delle fanciulle presenti pesa più o meno come un mio polpaccio ma in fondo non è colpa mia, è che ho le ossa grosse.
Dopo non molto mi sono già ambientata, invitata da una delle ragazze più in gamba di cui conosco l'esistenza (la quale ho potuto rintronare con una chiacchieratona delle mie) imparo un sacco di cose nuove e incontro anche un amico che dopo l'evento mi propone un salto anche da Hermes. Chi sono io per dire di no alla presentazione di una nuova collezione di cravatte? Mi sa che ci ho preso gusto, ahia.
mercoledì 26 settembre 2012
100% matricola
Dopo "aver avuto 15 anni per 15 anni", ho finito il liceo anch'io.
Quello dell'università è il periodo più bello della vita di un individuo, non fanno che ripeterlo tutti, dagli amici di mammina al preside di facoltà, e un po' ci credo o ci voglio credere anch'io.
Niente più compiti e interrogazioni ma "esami", parola che ti fa sentire grande, figo, indipendente e un pizzico più vicino a quelli che tentano di abbordarti agli aperitivi pettinati infrasettimana chiedendoti "che lavoro fai?" solo per dirti che lavoro fanno loro (reggere le sorti dell'universo, ovviamente).
Esami che, a settembre, non spaventano ancora più di tanto.
Scuola nuova, Università Cattolica, cognome che comincia con una lettera che non è la stessa delle due persone frequentanti il mio stesso corso, economia e gestione, che conosco già. Panico iniziale.
Durante le pause, che paiono incontri di speed-dating, dalla mia solitaria postazione, appollaiata su una panchina a smanettare con whatsup, osservo incuriosita improbabili accoppiate uomo-donna, formatesi in seguito ad una maldestra gomitata di lei a lui tra gli strettissimi banchi di Sant'Agnese, intraprendere un percorso di conoscenza più approfondita.
Lui finge maturità e amore per la letteratura russa del diciannovesimo secolo, lei annuisce a bocca aperta mentre pensa a quanto ha assolutamente bisogno di una Louis Vuitton più grande.
Le ragazze sono poche ma la concentrazione di quelle carine è di certo superiore a quella dei ragazzi guardabili...O forse il nostro genere è semplicemente benedetto dalla possibilità di un sapiente uso del make-up? In tal caso Clio santa subito.
La maggior parte dei maschietti ha un taglio di capelli più studiato (e costoso) del mio, indossa magliette con scollo a V e scarpe griffate (no, non Nike), alcuni hanno anche più tette di me. Quasi dimenticavo i loro amati jeans nemici della circolazione, notevoli, devo dire, su chi è tanto largo quanto alto.
Per quanto riguarda le donne, qua se non hai le Hogan con i glitter non sei nessuno e la tua cartella deve essere logata minimo 15cmx15, un acquisto no logo non avrebbe avuto senso ma spiegarvi perché mi farebbe risultare davvero troppo acida (Jil Sander chi?) .
Ben presto noto che la mia penna a sfera e il mio quadernino risultano decisamente out: tutti si destreggiano con iPad e portatili di ultima generazione. A meno che Siri non possa anche scrivere e fare schemini come piace a me leggendomi nel pensiero, sono sicura bestemmierei alla terza freccetta che si autocancella col doppio click. E dopo due minuti comincerei a scrivere una pagina del mio diario segreto servendone su un piatto d'argento l'opportunità di lettura in diretta a quello in banco dietro di me.
Tutti hanno una missione: essere, o almeno apparire, strafighi, al massimo, perfetti, sicuri di sé. Ma a 19 anni si è ancora impacciati, goffi, sfigati e un po' bambini. Si è matricole, è la natura. E più si cerca di sembrare adulti e disinvolti, più si ottiene l'effetto contrario, non si va contro alla natura.
Quello dell'università è il periodo più bello della vita di un individuo, non fanno che ripeterlo tutti, dagli amici di mammina al preside di facoltà, e un po' ci credo o ci voglio credere anch'io.
Niente più compiti e interrogazioni ma "esami", parola che ti fa sentire grande, figo, indipendente e un pizzico più vicino a quelli che tentano di abbordarti agli aperitivi pettinati infrasettimana chiedendoti "che lavoro fai?" solo per dirti che lavoro fanno loro (reggere le sorti dell'universo, ovviamente).
Esami che, a settembre, non spaventano ancora più di tanto.
Scuola nuova, Università Cattolica, cognome che comincia con una lettera che non è la stessa delle due persone frequentanti il mio stesso corso, economia e gestione, che conosco già. Panico iniziale.
Durante le pause, che paiono incontri di speed-dating, dalla mia solitaria postazione, appollaiata su una panchina a smanettare con whatsup, osservo incuriosita improbabili accoppiate uomo-donna, formatesi in seguito ad una maldestra gomitata di lei a lui tra gli strettissimi banchi di Sant'Agnese, intraprendere un percorso di conoscenza più approfondita.
Lui finge maturità e amore per la letteratura russa del diciannovesimo secolo, lei annuisce a bocca aperta mentre pensa a quanto ha assolutamente bisogno di una Louis Vuitton più grande.
Le ragazze sono poche ma la concentrazione di quelle carine è di certo superiore a quella dei ragazzi guardabili...O forse il nostro genere è semplicemente benedetto dalla possibilità di un sapiente uso del make-up? In tal caso Clio santa subito.
La maggior parte dei maschietti ha un taglio di capelli più studiato (e costoso) del mio, indossa magliette con scollo a V e scarpe griffate (no, non Nike), alcuni hanno anche più tette di me. Quasi dimenticavo i loro amati jeans nemici della circolazione, notevoli, devo dire, su chi è tanto largo quanto alto.
Per quanto riguarda le donne, qua se non hai le Hogan con i glitter non sei nessuno e la tua cartella deve essere logata minimo 15cmx15, un acquisto no logo non avrebbe avuto senso ma spiegarvi perché mi farebbe risultare davvero troppo acida (Jil Sander chi?) .
Ben presto noto che la mia penna a sfera e il mio quadernino risultano decisamente out: tutti si destreggiano con iPad e portatili di ultima generazione. A meno che Siri non possa anche scrivere e fare schemini come piace a me leggendomi nel pensiero, sono sicura bestemmierei alla terza freccetta che si autocancella col doppio click. E dopo due minuti comincerei a scrivere una pagina del mio diario segreto servendone su un piatto d'argento l'opportunità di lettura in diretta a quello in banco dietro di me.
Tutti hanno una missione: essere, o almeno apparire, strafighi, al massimo, perfetti, sicuri di sé. Ma a 19 anni si è ancora impacciati, goffi, sfigati e un po' bambini. Si è matricole, è la natura. E più si cerca di sembrare adulti e disinvolti, più si ottiene l'effetto contrario, non si va contro alla natura.
mercoledì 29 agosto 2012
Niente di nuovo sul fronte sentimentale
Le vacanze sono quasi finite e con loro la stagione dei flirt, del caldo come scusa per spogliarsi, dell'iperattività ormonale, delle fughe in giro per il mondo, degli occhi che non vedono e cuori non dolgono.
Nonostante fino a poco tempo fa facessi la figa (non oso immaginare con quali sgradevoli risultati) atteggiandomi a Carrie Bradshaw martellando i maroni dei miei amici con personalissime teorie su quanto fosse fantastico essere single, il mio entusiasmo per la vita solitaria non è sopravvissuto all'estate.
Ho scelto come destinazione delle mie vacanze Ibiza, dove mai avrei immaginato di rimpiangere anche solo per un secondo la mia condizione ma ecco che anche lì splendide coppiette sono riuscite a stimolare la mia ghiandola invidipara che ha cominciato a secernere la verde sostanza a ritmi più che sostenuti.
Il mio affezionato odio spietatissimo nei confronti degli innamorati felici, ottimo meccanismo di autodifesa studiato e messo a punto dal mio cuoricino infranto, ha ahimè lasciato spazio alla venerazione per ogni gesto carino i due fidanzatini in questione decidano di compiere.
E' un po' come guardare un film: sorridi, sospiri, sogni immaginando quando capiterà a te (perchè, lo credi davvero, ti dovrà capitare) ma quando ti riprendi torni alla tua vita dove i bambini urlano, le sopracciglia sono sempre una diversa dall'altra, nessuno ha ancora scoperto come cazzo far sopravvivere il rossetto vermiglio a una cena senza sembrare Jocker, e sei da sola.
Qualche anima pia tra i miei amici ha anche, con una grave carenza di disinvoltura, inserito la sottoscritta in cene per coppie più soggetto jolly, un malcapitato generalmente single che ha avuto la malaugurata idea di esprimere il desiderio di conoscere una ragazza e di accettare l'invito ad uscire con amici accoppiati e che si troverà ben presto a chiedersi perchè mai abbia deciso di recarsi proprio in quel luogo proprio in quel giorno e proprio in quel momento. Dopo un'iniziale incazzatura di rito alla notizia che ci sarà "quel loro amico" misterioso, cominci a nutrire una qualche aspettativa, prontamente dissolta in mille pezzi alla vista del ragazzo che incarnerà, in perfetta linea con la legge dell'universo, la sfiga, tutto ciò che hai sempre detestato.
Qualcuno (su twitter) mi ha detto che con due coppie e un jolly si è messi bene, ma io al massimo da vera pinella posso stare in un burraco, manco puro.
Per l'amore ci vuole tempo e sono poco più che una bambinetta, diciamo che per ora mi basta qualcuno che vada a prendermi da bere e da mangiare senza farmi alzare alle feste, e che faccia il ruffiano ogni tanto: adoro i complimenti.
Nonostante fino a poco tempo fa facessi la figa (non oso immaginare con quali sgradevoli risultati) atteggiandomi a Carrie Bradshaw martellando i maroni dei miei amici con personalissime teorie su quanto fosse fantastico essere single, il mio entusiasmo per la vita solitaria non è sopravvissuto all'estate.
Ho scelto come destinazione delle mie vacanze Ibiza, dove mai avrei immaginato di rimpiangere anche solo per un secondo la mia condizione ma ecco che anche lì splendide coppiette sono riuscite a stimolare la mia ghiandola invidipara che ha cominciato a secernere la verde sostanza a ritmi più che sostenuti.
Il mio affezionato odio spietatissimo nei confronti degli innamorati felici, ottimo meccanismo di autodifesa studiato e messo a punto dal mio cuoricino infranto, ha ahimè lasciato spazio alla venerazione per ogni gesto carino i due fidanzatini in questione decidano di compiere.
E' un po' come guardare un film: sorridi, sospiri, sogni immaginando quando capiterà a te (perchè, lo credi davvero, ti dovrà capitare) ma quando ti riprendi torni alla tua vita dove i bambini urlano, le sopracciglia sono sempre una diversa dall'altra, nessuno ha ancora scoperto come cazzo far sopravvivere il rossetto vermiglio a una cena senza sembrare Jocker, e sei da sola.
Qualche anima pia tra i miei amici ha anche, con una grave carenza di disinvoltura, inserito la sottoscritta in cene per coppie più soggetto jolly, un malcapitato generalmente single che ha avuto la malaugurata idea di esprimere il desiderio di conoscere una ragazza e di accettare l'invito ad uscire con amici accoppiati e che si troverà ben presto a chiedersi perchè mai abbia deciso di recarsi proprio in quel luogo proprio in quel giorno e proprio in quel momento. Dopo un'iniziale incazzatura di rito alla notizia che ci sarà "quel loro amico" misterioso, cominci a nutrire una qualche aspettativa, prontamente dissolta in mille pezzi alla vista del ragazzo che incarnerà, in perfetta linea con la legge dell'universo, la sfiga, tutto ciò che hai sempre detestato.
Qualcuno (su twitter) mi ha detto che con due coppie e un jolly si è messi bene, ma io al massimo da vera pinella posso stare in un burraco, manco puro.
Per l'amore ci vuole tempo e sono poco più che una bambinetta, diciamo che per ora mi basta qualcuno che vada a prendermi da bere e da mangiare senza farmi alzare alle feste, e che faccia il ruffiano ogni tanto: adoro i complimenti.
sabato 18 agosto 2012
altezza mezza bellezza
Ehy voi che venerate la statura elevata e dichiarate di invidiare coloro che guardano il mondo da un po' più in alto, vedrò di farvi ricredere.
Innanzitutto più lungo è il nostro corpo più estesa è la superficie da depilare e quindi gambe più lunghe corrispondono a più tempo da trascorrere a cerettarsi, radersi, sottoporsi a laser... Siete veramente sicure di volere quella decina di centimetri in più?
Noi alti inoltre veniamo sfruttati per raggiungere gli scaffali inaccessibili agli altri o per avvitare lampadine in posizioni scomode.
Abbiamo piedi sempre lunghi, e a noi ragazze spesso capita di condividere la misura delle scarpe con il nostro fidanzato, il che non ci fa sentire per niente sexy.
Pesiamo di più rispetto alla media delle fanciulle e per questo tendiamo a non rivelare la cifra esatta dei nostri chili, fingendo ignoranza completa a proposito della misurazione precisa offerta dalla bilancia.
Nella ricerca di una ipotetica dolce metà dobbiamo eliminare un buon 40 per cento della popolazione, che fatica ad arrivare a guardarci negli occhi e quando mettiamo i tacchi c'è sempre qualcuno che rompe i coglioni ricordandoci che non ne avremmo bisogno.
Faticherete a crederci ma esistono persone che non vedono l'ora di abbordarvi con la frase "ma quanto sei alta?"
All'elenco delle nostre sfighe possiamo aggiungere il fatto che i pantaloni di alcune case di moda ci vanno irrimediabilmente corti e che quello che per le normoalte è un vestito molto spesso per noi è un top un attimino troppo lunghino.
Noi metrottantine siamo stronze e diffidiamo di ogni complimento perchè sopravvissute a un'infanzia e un'adolescenza di prese per il culo, appena allunghiamo il passo andiamo troppo veloci e ci sentiamo sempre osservate. Abbiamo un sogno, che non abbiamo mai svelato a nessuno: essere piccoline per poterci nascondere appena lo desideriamo.
Io personalmente ho sempre bramato di essere sopraffatta da un abbraccio, cosa che potrà succedere solo se riuscirò a conquistare un giocatore di pallacanestro. O un rugbista. O un modello molto alto.
Ma in fondo a chi ci dice che nella botte piccola sta il vino buono diamo ragione solo per qualche secondo, prima di ricordarci che in quella grande di vino ce ne sta di più.
Innanzitutto più lungo è il nostro corpo più estesa è la superficie da depilare e quindi gambe più lunghe corrispondono a più tempo da trascorrere a cerettarsi, radersi, sottoporsi a laser... Siete veramente sicure di volere quella decina di centimetri in più?
Noi alti inoltre veniamo sfruttati per raggiungere gli scaffali inaccessibili agli altri o per avvitare lampadine in posizioni scomode.
Abbiamo piedi sempre lunghi, e a noi ragazze spesso capita di condividere la misura delle scarpe con il nostro fidanzato, il che non ci fa sentire per niente sexy.
Pesiamo di più rispetto alla media delle fanciulle e per questo tendiamo a non rivelare la cifra esatta dei nostri chili, fingendo ignoranza completa a proposito della misurazione precisa offerta dalla bilancia.
Nella ricerca di una ipotetica dolce metà dobbiamo eliminare un buon 40 per cento della popolazione, che fatica ad arrivare a guardarci negli occhi e quando mettiamo i tacchi c'è sempre qualcuno che rompe i coglioni ricordandoci che non ne avremmo bisogno.
Faticherete a crederci ma esistono persone che non vedono l'ora di abbordarvi con la frase "ma quanto sei alta?"
All'elenco delle nostre sfighe possiamo aggiungere il fatto che i pantaloni di alcune case di moda ci vanno irrimediabilmente corti e che quello che per le normoalte è un vestito molto spesso per noi è un top un attimino troppo lunghino.
Noi metrottantine siamo stronze e diffidiamo di ogni complimento perchè sopravvissute a un'infanzia e un'adolescenza di prese per il culo, appena allunghiamo il passo andiamo troppo veloci e ci sentiamo sempre osservate. Abbiamo un sogno, che non abbiamo mai svelato a nessuno: essere piccoline per poterci nascondere appena lo desideriamo.
Io personalmente ho sempre bramato di essere sopraffatta da un abbraccio, cosa che potrà succedere solo se riuscirò a conquistare un giocatore di pallacanestro. O un rugbista. O un modello molto alto.
Ma in fondo a chi ci dice che nella botte piccola sta il vino buono diamo ragione solo per qualche secondo, prima di ricordarci che in quella grande di vino ce ne sta di più.
giovedì 12 luglio 2012
...e invece era un calesse
"Sei fidanzata?"
"Boh"
"Come boh?, è semplice: o lo sei o non lo sei"
"Boh mamma non fare la precisa, al giorno d'oggi non funziona più come ai tuoi tempi..."
Inutile descrivere la comparsa dell'orrore misto a perplessità sul non sempre dolce visino di mammina e altrettanto inutile cercare di spiegarle che l'amore non si può diagnosticare e che nulla nel 2012 può essere dato per scontato. Esci con qualcuno che quando non ti vede non ti degna di una telefonata, se non quando è a mangiare da solo e si vergogna a stare in silenzio a fissare il tovagliolo mentre aspetta l'antipasto? Non fare la psicopatica e non pressarlo, poverino ha bisogno delle sue libertà ma, dice lui, gli interessi davvero.
Scompare per tre settimane? Esci con qualcun altro e vedrai come riapparirà magicamente, all'istante, magari anche con la voglia di darti della zoccola perché, anche se non lo sapevi , stavate insieme.
Evidentemente la gestione delle relazioni un tempo era fin troppo facile e per rendere tutto un po' più interessante qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere alle opzioni "single" e "impegnato" almeno un'altra decina di variazioni sul tema. E così nacque la figura dell'amico con cui ogni tanto scappa una lingua ma nulla di sentimentale, e ci incastrammo da soli illudendoci dell'innocuità del friend with benefits.
Se il sesso arriva subito lei è una facile, lui un eroe e la voglia di conoscersi oltre il livello fisico potrà nascere solo in uno dei due soggetti (indovinate quale?), se il sesso non arriva entro un certo numero di uscite il rapporto verrà da qualcuno catalogato come "strano".
Ah e se ti accorgi che quella con cui hai condiviso le ultime quattro cene pseudoromantiche non è la persona giusta per te, evita di dirglielo: ora è di moda lasciare che la lei o il lui in questione lo deducano dalla tua improvvisa latitanza.
Ora mamma ti prego raccontami ancora quella storia di quel ragazzo terribilmente anni ottanta che chiede di uscire a una, la sente quasi tutti i giorni e a un certo punto si rende conto che è lei la ragazza con cui lui vuole stare. Anche se so che alla quarta parola starò già inveendo contro i due piccioncini, animata dallo stesso odio che nutro per i protagonisti delle commedie romantiche, che hanno sempre il culo parato, anche quando mandano un sms al numero sbagliato.
"Boh"
"Come boh?, è semplice: o lo sei o non lo sei"
"Boh mamma non fare la precisa, al giorno d'oggi non funziona più come ai tuoi tempi..."
Inutile descrivere la comparsa dell'orrore misto a perplessità sul non sempre dolce visino di mammina e altrettanto inutile cercare di spiegarle che l'amore non si può diagnosticare e che nulla nel 2012 può essere dato per scontato. Esci con qualcuno che quando non ti vede non ti degna di una telefonata, se non quando è a mangiare da solo e si vergogna a stare in silenzio a fissare il tovagliolo mentre aspetta l'antipasto? Non fare la psicopatica e non pressarlo, poverino ha bisogno delle sue libertà ma, dice lui, gli interessi davvero.
Scompare per tre settimane? Esci con qualcun altro e vedrai come riapparirà magicamente, all'istante, magari anche con la voglia di darti della zoccola perché, anche se non lo sapevi , stavate insieme.
Evidentemente la gestione delle relazioni un tempo era fin troppo facile e per rendere tutto un po' più interessante qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere alle opzioni "single" e "impegnato" almeno un'altra decina di variazioni sul tema. E così nacque la figura dell'amico con cui ogni tanto scappa una lingua ma nulla di sentimentale, e ci incastrammo da soli illudendoci dell'innocuità del friend with benefits.
Se il sesso arriva subito lei è una facile, lui un eroe e la voglia di conoscersi oltre il livello fisico potrà nascere solo in uno dei due soggetti (indovinate quale?), se il sesso non arriva entro un certo numero di uscite il rapporto verrà da qualcuno catalogato come "strano".
Ah e se ti accorgi che quella con cui hai condiviso le ultime quattro cene pseudoromantiche non è la persona giusta per te, evita di dirglielo: ora è di moda lasciare che la lei o il lui in questione lo deducano dalla tua improvvisa latitanza.
Ora mamma ti prego raccontami ancora quella storia di quel ragazzo terribilmente anni ottanta che chiede di uscire a una, la sente quasi tutti i giorni e a un certo punto si rende conto che è lei la ragazza con cui lui vuole stare. Anche se so che alla quarta parola starò già inveendo contro i due piccioncini, animata dallo stesso odio che nutro per i protagonisti delle commedie romantiche, che hanno sempre il culo parato, anche quando mandano un sms al numero sbagliato.
giovedì 7 giugno 2012
il favoloso mondo delle sciocchezze
In un periodo come questo dove la fortuna è contro di me e il karma è buono come una donna che non ha niente da mettersi, l'unico metodo per sopravvivere è attaccarsi ai piccoli piaceri della vita.
Patetica come un'hipster che vuole essere come Amelie Poulain, sento una voce fuori campo che dice "A Carlotta Sanzogni piace...". Le cose belle esistono, mi obbligo a non dimenticarlo, e sono incluse anche nelle giornate peggiori di una vita.
Alcuni dei momenti che prediligo rispondono unicamente alla mia parte femminile come mettersi il mascara e accarezzarsi le gambe appena dopo la ceretta. Altri alla mia anima maschile come tirare indietro ai bambini la loro palla finita fuori campo.
Poi c'è il solletico del naso maldestro di chi ci sussurra qualcosa all'orecchio, salire su un treno appena prima che parta lasciandosi sfiorare dalle porte in fase di chiusura, rubare la crema da una torta con un dito e gustarla in anteprima prima che venga servita.
Amo i ringraziamenti, indirizzati a me o no, gli amori che durano qualche fermata di metropolitana, camminare con la musica nelle orecchie e fare finta di essere in un film sulla propria vita, assistere alle gare tra le gocce di pioggia sul finestrino, parlare al cinema.
Impazzisco come una povera oca per gli occhiolini, mi sento fighissima nel superare le macchine in bicicletta.
Regalo un sorrisone a chi si propone di offrire il secondo giro, che si beva o no.
Non riesco a non cantare e ballare sotto la doccia, mi riempie di gioia scoprire un brufolo scomparso,
e un brivido mi percorre la schiena in quell'attimo di incertezza e di paura che precede un primo bacio.
E anche quando tutto va storto (e magari chi ci ha baciati si è rivelato uno stronzo), si può sempre mangiare il gelato sul divano.
Trovo sia fantastico rientrare in casa e sentire solamente l'eco dei proprio passi, cerco sempre la parte fresca del cuscino, e adoro i complimenti (anche quelli interessati contano) anche se non so mai cosa rispondere senza sembrare un'idiota.
Credo sia tutto.
Patetica come un'hipster che vuole essere come Amelie Poulain, sento una voce fuori campo che dice "A Carlotta Sanzogni piace...". Le cose belle esistono, mi obbligo a non dimenticarlo, e sono incluse anche nelle giornate peggiori di una vita.
Alcuni dei momenti che prediligo rispondono unicamente alla mia parte femminile come mettersi il mascara e accarezzarsi le gambe appena dopo la ceretta. Altri alla mia anima maschile come tirare indietro ai bambini la loro palla finita fuori campo.
Poi c'è il solletico del naso maldestro di chi ci sussurra qualcosa all'orecchio, salire su un treno appena prima che parta lasciandosi sfiorare dalle porte in fase di chiusura, rubare la crema da una torta con un dito e gustarla in anteprima prima che venga servita.
Amo i ringraziamenti, indirizzati a me o no, gli amori che durano qualche fermata di metropolitana, camminare con la musica nelle orecchie e fare finta di essere in un film sulla propria vita, assistere alle gare tra le gocce di pioggia sul finestrino, parlare al cinema.
Impazzisco come una povera oca per gli occhiolini, mi sento fighissima nel superare le macchine in bicicletta.
Regalo un sorrisone a chi si propone di offrire il secondo giro, che si beva o no.
Non riesco a non cantare e ballare sotto la doccia, mi riempie di gioia scoprire un brufolo scomparso,
e un brivido mi percorre la schiena in quell'attimo di incertezza e di paura che precede un primo bacio.
E anche quando tutto va storto (e magari chi ci ha baciati si è rivelato uno stronzo), si può sempre mangiare il gelato sul divano.
Trovo sia fantastico rientrare in casa e sentire solamente l'eco dei proprio passi, cerco sempre la parte fresca del cuscino, e adoro i complimenti (anche quelli interessati contano) anche se non so mai cosa rispondere senza sembrare un'idiota.
Credo sia tutto.
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