Cosa mi metto? Ci si tacca o non ci si tacca? E' una cosa formale o bisogna far finta di essere passati da via Sant'Andrea 17 alle 19 di martedì 16 ottobre per puro purissimo fortuito caso?
Decido di rimandare all'ultimo momento ogni sega mentale preventiva e mi concentro sugli impegni del mio ordinario secondo giorno della settimana: qualche figura di merda in università, consegna dei documenti per l'abbonamento ai mezzi, pranzo al volo, ripetizioni di inglese a un ragazzino (e fu così che imparai a dire apparecchio e gomito in inglese), estetista prenotata ciccando di un'ora secca l'orario. Il tutto pedalando sulla mia splendida bici da sciuretta amica dell'area C, sperando che serva perlomeno alle chiappe.
Arrivo a casa, ovviamente spettinata e un po' indolenzita ma ahimè sono già le 18.30 e non ho il tempo (ma neanche le forze) di meditare un cambio di look degno dell'evento. Punto sulla tattica di quella che "è riuscita a fare un salto" e rimango vestita come Diane Keaton in Manhattan.
Mi do una spennellata di terra sulla faccia sperando di non avere un planisfero disegnato sulle guance, due colpi di spazzola alla frangia più o meno fresca di taglio e infilo i miei tronchetti supermaschili. Sono pronta, esco ed evito sapientemente di incrociare il mio riflesso nello specchio dell'ascensore perché so che non sarei soddisfatta di come sto.
Mi avvio verso la più vicina fermata della metropolitana risalendo come un salmone piuttosto sfigato la corrente di tifosi che accorre allo stadio per vedere la nazionale e dopo qualche minuto raggiungo il mio vagone. Ipod a palla, dopo solo due canzoni sono già arrivata, accidenti. Mi controllo nei vetri delle porte automatiche, dai la situazione non è poi così drammatica, fermata San Babila, eccoci.
Mentre mi avvicino alla mia destinazione mi ripeto le regole del galateo, cerco di ricordare le mie ultime dodici figure di merda fatte al fine di evitarne un bis gratuito e senza applausi, cerco di immaginare cosa mi attenderà. Mi sento come la tipa de Il diavolo veste Prada tra il prima e il dopo la cura de-sfigacizzante.
Arrivo e vengo accolta da una teatrale uscita nientemeno che di Simona Ventura della quale riesco a malapena a distinguere i connotati originari ma sono perfettamente in grado di sentirne la vocina richiedere un taxi dopo aver chiesto ai suoi, come definirli, collaboratori, scagnozzi, come mai fosse già "tutto finito".
Sono le 19.27 l'invito diceva "dalle 19 alle 21" mi sarò mica persa questo "tutto", avrò mica già toppato presentandomi in ritardo?
Mando un messaggio alla mia favolosa amica che ha voluto sopravvalutarmi invitandomi: sta uscendo solo ora dall'ufficio: la aspetto un paio di minuti e insieme a lei sono pronta ad entrare.
Si dispiega davanti a me un mondo fatato fatto di scarpe e borse di una fattura e di una bellezza quasi più uniche che rare. Tempo dodici secondi mi è già stato offerto dello champagne (Carlotta, concentrati, non rovesciare quel cazzo di bicchiere) e non esito un attimo a esplorare con lo sguardo tutto ciò che ho intorno.
Chi può indossa un paio di scarpe della casa, tanti sono agghindati per l'occasione. Io no, ma stranamente non ci penso più di tanto.
Riesco a scorgere Inès de la Fressange, unica sopra gli "anta" qua dentro che dimostra e vuole dimostrare la sua reale età, alta, altissima e di un'eleganza che attira gli sguardi di tutti. In primis il mio, e devo ricordarmi che fissare le persone non è un gesto particolarmente educato per convincermi a non guardarla continuamente.
Scorgo una fin troppo bionda e davvero oltre misura colorita Panicucci e una sorridentissima Lagerback che lascia il negozio salutando tutti come se li conoscesse da una vita, fantastica.
Ma sono consapevole fin da subito che il mio dichiarato vip-watching è super-out: qua tutti, o quasi, si comportano come se fossero loro i protagonisti indiscussi della serata e alla Inès al massimo fanno finta di tirare una disinteressata gomitata. Tra i vari soggetti scorgo una manciata di fashion bloggers o it-girls specie, ahinoi, in via d'espansione i cui esemplari sono riconoscibili dall'accostamento a minchia di gonne tartan e magliette a righe con calze a fiorellini abbinate a sandali sadomaso. Che stile.
Non posso non constatare che la maggior parte delle fanciulle presenti pesa più o meno come un mio polpaccio ma in fondo non è colpa mia, è che ho le ossa grosse.
Dopo non molto mi sono già ambientata, invitata da una delle ragazze più in gamba di cui conosco l'esistenza (la quale ho potuto rintronare con una chiacchieratona delle mie) imparo un sacco di cose nuove e incontro anche un amico che dopo l'evento mi propone un salto anche da Hermes. Chi sono io per dire di no alla presentazione di una nuova collezione di cravatte? Mi sa che ci ho preso gusto, ahia.

Fantastica!
RispondiEliminaE comunque ELBOW e DEVICE ;-) e si domanda perchè lo interroghi anche on line :-)))
ahahha grazie Moni ma non è bracer e elbow? :P
RispondiEliminaUrca, forse hai ragione tu... Sul elbow siamo serene, per intanto...
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