Maturità, t'avessi presa prima...impossibile perché mammina, che da sempre mi educa alla modestia (o almeno ci prova), non avrebbe mai e poi mai fomentato la mia inclinazione a fare la maestrina in ogni situazione mandandomi a fare la figa che va un anno in anticipo alle elementari.
Fatto sta che il 2012 oltre che l'anno della fine del mondo è anche quello del mio esame di maturità, che poi a pensarci bene oggi, a un mese dalla prima prova, mi sembra un po' la stessa cosa.
Non ho mai studiato con tanto impegno nella mia vita e a volte lo stress scolastico si somma a tutto quello che questo maggio, il primo senza papà, comporta. Allora esplodo.
Le ricorrenze fanno violenza. E le sue cose lo vogliono ancora lì, in quella metà di letto, in quel quarto paio di posate, in quello strano quadro di Buzzati, in quelle migliaia di libri impolverati che a lui non avevo mai dimostrato di apprezzare più di tanto.
Sono passati sette mesi e penso ancora a mandargli un messaggio dopo ogni interrogazione, a chiedergli di andare a una mostra, di recuperarmi un dizionario. E mi sento un'idiota.
Mi piace pensare a una cosa tipo Ghost, dove lui è sempre con me, ovviamente molto più figo di Patrick Swayze, ma la sua voce non la sento. La ricordo e basta, mi ero ripromessa di non dimenticarla mai.
Quando prima di cena sono in camera mia sogno di sentire il suo passo deciso sul parquet delle scale e i suoi quattro tocchi alla porta della mia stanza (rimane l'unico nella storia ad essersi mai degnato di bussare) per poi vederlo entrare e rispondere alle sue mille domande sulla mia giornata.
Aveva il potere di farmi credere che quel mio piccolo straccio di vita adolescenziale tra casa e scuola fosse davvero qualcosa di importante. Il problema è continuare ad esserne convinti.
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RispondiEliminaCara Carlotta, so un po' la tua storia e malgrado sia molto più vecchio di te e i genitori (anziani) li abbia perso entrambi di recente, immagino il vuoto che percepisci, dato che sei solo una ragazza e ogni tuo impegno o traguardo da raggiungere sente la mancanza di una figura di riferimento così importante.
EliminaForse la cosa più triste della vita non è tanto dover partire, ma doversi separare lungo il viaggio.
Dei cari che ci mancano possiamo solo percepirne lo spirito, nelle cose e nei valori che ci hanno insegnato ad amare, sull'esempio lasciatoci in eredità possiamo fondare la nostra fierezza, sentirci privilegiati per averli avuti con noi,
fare conto che in qualche modo ci stiano ancora proteggendo e guardando,
pronti a incoraggiarci e a compiacersi per ogni nostro successo.
So cosa provi. Ho perso mia mamma da soli due mesi... Ti sono vicino
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