giovedì 8 marzo 2012
bambine-anatroccolo, donne-cigno
Gli anni peggiori nella vita di una ragazza sono senza ombra di dubbio quelli dalla seconda media alla terza liceo, quelli in cui chi non ha la fortuna di appartenere alla divina specie delle strafighe è irrimediabilmente orrenda. Il corpo cambia a una velocità alla quale è impossibile stare dietro, il grasso raggiunge anche i fianchi, incontriamo la ritenzione idrica e rassegnate sostituiamo (almeno nella teoria) alla nutella una barretta a basso contenuto calorico. Ci muoviamo senza il minimo accenno di disinvoltura in un involucro che sembra non appartenerci più e che, a dirla tutta, ci fa anche abbastanza schifo. Appena qualcuno ha la sventurata idea di degnarci di una minima parte della sua attenzione, ci stampiamo in faccia un’espressione da pesce lesso sognante e partiamo con la proiezione di tutte le nostre aspettative sul poveretto in questione. Il nostro pensiero è monotematico e per settimane, a volte mesi, ci muoviamo con la lingua che sfiora terra programmando incroci fintamente casuali con l’oggetto dei nostri desideri. Un suo rigido e imbarazzato saluto ci risolve la giornata, una mezza figura di merda ci rende insopportabili per un considerevole lasso di tempo. Poi, un giorno, quelli che si accorgevano della nostra presenza solo quando ci trovavamo tra di loro e la bottiglia di vodka, scoprono che non siamo solo “l’amica di quella bionda carina” ma che, cosa che ha dell’incredibile, abbiamo anche un nome, “Che bel nome”. Dal ritrovarci a programmare all’ultimo momento stiracchiate birrette del sabato sera, ampliamo alle notti infrasettimanali le nostre esperienze di vita mondana. Conosciamo il brivido dell’essere invitate, il nostro numero non è più un’esclusiva di mammina e delle due amiche del cuore, i vestiti più carini fanno un giro fuori dall’armadio. Qualcuno ha persino la delicatezza di esternare la sua sorpresa esplicitamente facendoci notare quanto siamo “migliorate”. Ma indubbiamente i momenti migliori sono quelli in cui ci ritroviamo, con una divina naturalezza che non sapevamo neanche di possedere, a trattare di merda quelli dietro ai quali abbiamo sbavato per mesi senza ricevere nulla a parte qualche (a volte meritata) presa per il culo. Ed ecco che il due di picche, prima solo ricevuto, diventa uno sport e, allo stesso tempo, un efficacissimo strumento di vendetta.
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